“The artist is present”, la performance di Marina Abramovic

The Artist is Present” è un titolo che ci rimanda ad uno dei momenti più alti toccati dall’arte contemporanea negli ultimi decenni. E’ infatti non solo il titolo della grande mostra retrospettiva che il MoMA – il Museum of Modern Art di New York – ha voluto dedicare a Marina Abramović nel 2010, ma anche il titolo del film documentario di Matthew Akers e Jeff Dupree che ha poi raccontato questo straordinario evento.

© 2010 Scott Rudd www.scottruddphotography.com scott.rudd@gmail.com

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L’artista presente

Quella del 2010 è stata la più grande esibizione che il MoMA abbia mai dedicato alla forma d’arte della performance. Per l’occasione l’infaticabile performer serba, Marina Abramović, è rimasta per tre mesi, dal 14 marzo al 31 maggio 2010, seduta su una sedia all’interno di una grane sala vuota del museo newyorkese, mentre a turno i visitatori potevano accomodarsi su una sedia posta di fronte a lei dall’altra parte del tavolo.

Una scenografia minimalista, o meglio nichilista, perché, per dirla con le parole di Marina stessa, non c’è cosa più difficile, nel mondo dell’arte, che fare qualcosa che assomigli al nulla e il nulla è forse l’unica cosa che consente di incontrare veramente il pubblico.

Come in altre performance della sua carriera, anche in questo evento – provante dal punto di vista fisico e mentale – è stato infatti il pubblico a costituire il focus centrale: gli spettatori con le loro reazioni, i loro sguardi, i loro scarti psichici, le loro emozioni.

Una delle cose più sorprendenti della performance realizzata da Marina è stato il modo in cui l’artista è riuscita ad entrare in relazione con ognuno dei visitatori che si sono seduti davanti a lei nella sala, anche se per pochi secondi. Attraverso un semplice scambio di sguardi, la performer è riuscita a creare un legame empatico, nutrito di profonda comprensione e profondo rispetto. Un’attenzione decisamente rara nella società di oggi, in cui nessuno ha più tempo per mostrare agli altri ciò che è veramente.

Lo specchio della coscienza

Molte persone sono rimaste così colpite da questa attenzione inaspettata, da questa insperata condivisione, da pensare di non meritarla fino in fondo. Ed è a questo punto della riflessione individuale che la performance entra nel suo significato più vero. Dismette il filtro dell’apparenza estetica dell’arte per recuperare l’essenza dell’uomo e della sua fragilità.

Sedendosi per alcuni minuti o secondi di fronte a Marina, molte visitatori hanno ritrovato loro stessi, e, da appassionati di arte, turisti o semplici curiosi, si sono improvvisamente affacciati nello specchio della loro coscienza. Molte persone hanno avuto modo di aprirsi, di guardare ciò che avevano dentro, anche quando questo voleva dire mettere a nudo un incredibile dolore, un’inguaribile sofferenza.

L’incontro con Ulay

Tra le persone che si sono sedute di fronte all’artista c’è stato anche il suo compagno storico, Ulay, il performer tedesco Uwe Laysiepen, che ha lavorato insieme a Marina dal 1976 al 1989. I due, nati lo stesso giorno, si erano incontrati ad Amsterdam appunto nel 1976 e da allora hanno stretto per un decennio una relazione fortissima, quasi simbiotica, che li ha portati ad esibirsi spesso insieme.

Non a caso anche la loro definitiva separazione era stata celebrata da una performance impegnativa: novanta giorni di camminata per dirsi addio sotto la grande muraglia cinese. L’incontro con Ulay nella grande mostra retrospettiva che il Museum of Modern Art di New York ha voluto dedicare all’artista serba è stato uno dei momenti di più intensa commozione di tutto l’evento.

Il recupero del tempo

Ma non solo. Marina Abramovic è stata anche definita un’artista che “visualizza” il tempo, per la sua capacità di far rallentare le persone dai ritmi frenetici della loro vita di tutti i giorni. La sua costante presenza, protratta per tre mesi nel corso della performance, ha “costretto” molte persone a fermasi, a sedersi per qualche attimo e a concentrarsi, recuperando la propria dimensione nel tempo: come un inestimabile dono che dalle forti spalle della performer si è mosso verso chi ha avuto il coraggio di sostenerlo, di fare i conti con la propria essenza – effimera – nella densità sovrumana dell’eterno.

Per tutti questi motivi, pur a distanza di cinque anni – nel 2015 è ricorso il suo quinto anniversario – il messaggio di “The artist is present” resta un punto di riferimento unico e presente. 

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