Slobodan Milosevic moriva 10 anni fa: una vita senza scrupoli tra affari, guerra e politica

Il 29 agosto 2016 avrebbe compiuto 75 anni. Ma il corpo di Slobodan Milosevic, ex Presidente di Serbia e Jugoslavia ai tempi della guerra civile nei Balcani, accusato di crimini contro l’umanità nel 2001, è stato trovato senza vita a L’Aia, nei Paesi Bassi, l’11 marzo di 10 anni fa. Rimaneva così sospesa ad una sentenza mai pronunciata la vita dell’uomo politico senza scrupoli che aveva riportato la guerra e i conflitti etnici in Europa.

Se fosse vissuto la sua vita sarebbe stata appesa ad un giudizio. Quello del Tribunale Internazionale dell’Aia per i crimini di guerra, dove lui, l’ex Presidente della Serbia e della Jugoslavia, era stato chiamato a rispondere al processo che lo vedeva accusato dei genocidi perpetrati nel corso della guerra civile che aveva infiammato i Balcani alla fine degli anni ’90. Ma una morte a quanto pare naturale lo ha sottratto, per lo meno, al verdetto degli uomini. Il suo corpo senza vita è stato infatti rinvenuto nella sua cella presso il centro di detenzione delle Nazioni Unite, all’Aia, quando ancora il processo non era terminato. 

Slobodan Milosevic, una vita senza scrupoli tra affari e politica

Tutti ricordano Slobodan Milosevic come uomo politico dei regimi comunisti filosovietici, ma soprattutto come Presidente della Serbia e della Repubblica Federale di Jugoslavia dalla fine degli anni ’80 alla fine degli anni ’90. Arrivava però dal mondo degli affari, dove aveva lavorato nel settore energetico e bancario prima di tuffarsi impetuosamente in politica nel 1983. Comunista di vecchia data, fu il fondatore del Partito Socialista in Serbia. Nel 1997, però, come presidente della ex – Jugoslavia venne pesantemente coinvolto nella crisi del Kosovo e nel conflitto con la NATO. Solo dopo aver perso il potere nel 2000 venne chiamato a rendere conto delle sue azioni. 

L’infanzia e la giovinezza di Milosevic

Slobodan Milosevic era nato il 20 agosto 1941, in Serbia, a Pozarevac, una cittadina nei pressi di Belgrado, la capitale della ex – Jugoslavia. Slobodan era il secondo di due figli. Nonostante la nascita in Serbia, i suoi antenati provenivano dal Montenegro, un’altra repubblica che allora apparteneva alla compagine della ex – Jugoslavia. I suoi genitori, Svetozar e Stanislava Milosevic, erano persone istruite. Il padre aveva completato gli studi da seminarista per divenire sacerdote in Montenegro, e poi studiato presso la Scuola di Teologia di Belgrado. Sua madre era invece un’insegnante. La gente la ricorda come una donna rigida ma laboriosa, che aveva abbracciato il comunismo. I suoi genitori si separarono tuttavia quando Slobodan era ancora giovane e, alcuni anni più tardi, morirono entrambi suicidi.

Nonostante le vicissitudini familiari, il giovane Milosevic fu sempre uno studente eccellente. Anche se tranquillo e solitario, si era interessato attivamente di politica e aveva pubblicato molti dei suoi scritti sul giornale del liceo locale. Mentre era ancora al liceo, aveva incontrato la sua futura moglie, Mirjana Markovic, la cui famiglia figurava tra i più importanti comunisti di tutta la Serbia. Il suocero era un eroe della Seconda Guerra Mondiale, mentre la zia acquisita era stata la segretaria personale di Tito (1892-1980), il famoso capo comunista che fu presidente della Jugoslavia dal 1953 al 1980. Ma gli amici più intimi non avevano dubbi sul fatto che l’amore tra Mirjana e Slobodan fosse sincero e genuino come quello di qualsiasi altra coppia. Dalla loro unione nacquero poi due figli.

La carriera politica di Milosevic

Negli anni ’60, quando diede avvio alla sua carriera politica, Milosevic era uno dei tanti studenti di giurisprudenza dell’Università di Belgrado. Nella sezione universitaria della Lega dei comunisti (questo il nome ufficiale del Partito Comunista) incontrò Ivan Stambolic, nipote di uno dei più potenti capi comunisti serbi. Molti credono che l’amicizia presto stretta con Stambolic abbia decisamente favorito  la carriera politica di Milosevic.

Nel 1964, infatti, dopo la laurea in legge, Milosevic venne nominato consulente economico e coordinatore del servizio di informazione del governo di Belgrado. Nel 1968 divenne vice direttore di una società energetica di proprietà statale, la Tehnogas. Dopo che Stambolic lasciò la Tehnogas nel 1973 per diventare il primo ministro serbo, Milosevic ne divenne a sua volta il direttore. Cinque anni dopo era già presidente di una potente banca di Belgrado, la Beobanka. Nel 1982 divenne membro della Lega dei comunisti di Serbia, e due anni dopo segretario della Federazione di Belgrado della Lega dei Comunisti; dal maggio 1986 al maggio 1989 fu infine presidente del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti serbi.

L’ascesa di un uomo senza scrupoli

Il 24 aprile del 1987 Milosevic compì una visita a Kosovo Polje, un sobborgo di Belgrado appartenente alla provincia serba del Kosovo dove tentò di calmare un gruppo di serbi e montenegrini che protestava per i maltrattamenti subiti da parte della maggioranza albanese. Quando la folla eccitata ha cercato di entrare nella costruzione per parlare direttamente con Milosevic, venne respinta dalla polizia locale. Milosevic uscì però dal rifugio e gridò alla folla: “Nessuno ha il diritto di picchiarvi”. Queste parole semplici hanno cambiato il destino della politica serba. Poco dopo, in una serie di accese sessioni della Lega dei comunisti di Serbia, Milosevic riuscì a rimuovere Stambolic e i suoi soci dall’arena politica serba. Alle elezioni del 1989 Milosevic divenne Presidente della Serbia.

Dopo aver restaurato la sua autorità sulle province autonome del Kosovo e della Vojvodina, la prospettiva che la Serbia potesse  dominare tutta la Jugoslavia ha alimentato il crescente nazionalismo anche nelle repubbliche jugoslave di Slovenia e Croazia e ha dato origine ad una spinta di movimenti secessionisti. In seguito al crollo della Lega dei comunisti nella ex – Jugoslavia nel 1990, elezioni multipartitiche si sono svolte in ciascuna delle sei repubbliche jugoslave. Mentre Milosevic e il suo partito socialista mantennero il potere in Serbia, le forze che apertamente desideravano la secessione dalla Jugoslavia vennero al potere in quasi tutte le altre repubbliche, ad eccezione del Montenegro.

I serbi erano stati già sottoposti a un genocidio durante la seconda guerra mondiale. Milosevic, che si era già affermato come leader dei diritti politici dei serbi, sembrò l’alleato naturale per più di due milioni di serbi che vivono al di fuori dei confini della Serbia stessa. Quando i dialoghi tra le varie repubbliche jugoslave si ruppero nel 1991, anche la rottura violenta della Jugoslavia era vicina.

La guerra nei Balcani

La guerra civile fra le nazioni separatiste portò nuova attenzione a Milosevic. Nei combattimenti, che ebbero inizio nel mese di aprile del 1992, Milosevic ha evitato il coinvolgimento personale, lasciando che i gruppi militari serbi compissero attacchi contro le nazioni di recente costituzione della Croazia e della Bosnia-Erzegovina. Tuttavia, molti critici, soprattutto in Occidente, lo descrissero come un tiranno spietato che aveva intenzione di creare una grande Serbia. Allo stesso tempo, Milosevic e il suo partito socialista sembravano essere al sicuro nella loro sede di Belgrado.

Verso la fine del 1995 le sanzioni delle Nazioni Unite  avevano distrutto l’economia serba, e Milosevic aveva concordato un piano di pace in una base aerea a Dayton, in Ohio. Ha così tentato di ricostruire la sua immagine, essendo identificato ormai da molti come la mente dietro i crimini di guerra e i milioni di morti che la guerra nei Balcani aveva prodotto. Milosevic ha cominciato a fare passi avanti per ottenere un’opinione pubblica più favorevole, chiedendo tolleranza o rispetto tra i gruppi etnici, proponendosi ora come difensore eroico e promotore della pace tra i serbi. Nonostante il tasso di disoccupazione avesse raggiunto quasi il 40 per cento e il calo complessivo della qualità della vita tra i serbi avesse raggiunto livelli altissimi, è stato in grado di mantenere i suoi sostenitori.

Nel 1997 il secondo ed ultimo mandato di Milosevic come Presidente era finito, ma sperava di continuare la sua presidenza, utilizzando un trucco legale. Il 23 luglio 1997, ha cambiato il suo titolo da Presidente della Serbia a Presidente della federazione jugoslava (che ora consisteva solo della Serbia e del suo partner minore, il Montenegro), nel tentativo di mantenere il suo potere. Nel 1999, però Milosevic rifiutò di ritirare le truppe che stavano cercando di fermare un movimento di indipendenza del Kosovo. Per ritorsione, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO), guidata dagli Stati Uniti, ha bombardato la Serbia per due mesi e mezzo, mentre le forze serbe causavano una notevole quantità di sofferenza in Kosovo.

Il processo per crimini di guerra

Milosevic si è dimesso nell’ottobre 2000 a causa di una massiccia rivolta popolare contro di lui. Sei mesi più tardi, venne arrestato dalla polizia dopo aver minacciato di uccidere se stesso, sua moglie e sua figlia. Solo due mesi più tardi, alla fine di giugno 2001, è stato trasportato a L’Aia per essere processato per crimini di guerra, tra i quali figurava il genocidio e la pulizia etnica ai danni delle popolazioni di Croazia, Bosnia – Erzegovina e Kosovo.

A seguito di una notevole pressione politica ed economica internazionale, il nuovo governo aveva infatti arrestato Milosevic nell’aprile 2001, e nel mese di giugno era stato consegnato agli investigatori delle Nazioni Unite per comparire nel tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Conducendo da solo la propria difesa, il suo processo iniziò nel febbraio 2002 e era ancora in corso nel 2004, con ripetuti ritardi a causa della sua cattiva salute. Nel settembre 2004 gli fu ordinato di accettare un difensore, ma protestò vivamente contro questa decisione. I giudici della corte di appello a L’Aia stabilirono nel mese di novembre che aveva il diritto di difendersi, ma che avrebbe dovuto essere assistito da avvocati. In un processo separato, nel 2003 è stato incriminato come mandante dell’assassinio dell’ex presidente serbo Ivan Stambolic e del tentato omicidio di Vuk Draskovic, leader dell’opposizione.

La morte improvvisa di Slobodan Milosevic

Sappiamo che soffriva di problemi cardiaci e pressione alta già negli anni della sua permanenza nel carcere delle Nazioni Unite a L’Aia. Prima che il processo potesse essere concluso, l’11 marzo 2006 venne trovato morto nella sua cella nel centro di detenzione per i crimini di guerra del tribunale delle Nazioni Unite. Poiché morì prima della fine del processo, non è mai stato riconosciuto colpevole delle accuse contro di lui. Era morto da presunto innocente, dunque. Almeno, per la legge.

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