Riflessi e paesaggi frammentati nelle foto di Victoria Siemer

Dagli inizi del ‘900 in poi è diventato molto più difficile per l’essere umano concepire qualcosa che abbia una sua unità intrinseca. Compreso se stesso. Nel giro di poco tempo, infatti, ha sperimentato la frammentazione, il vuoto, la distruzione, la caleidoscopica molteplicità dello specchio.

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Questa sensazione continua ancora oggi, sebbene da più parti si avverta l’irrefrenabile desiderio di un ritorno all’uno. Agli antipodi di questa riflessione si staglia persino oggi l’unità, ancora visibile, del paesaggio naturale, monolitico nella sua grandezza, maestoso nella sua coerente armonia. L’uomo e l’artista si trovano così a fare i conti con una duplice realtà dei fatti: quella scissa dell’essere umano e quella unitaria del mondo naturale. Ma quale delle due riesce a prevalere sull’altra? E se fosse il paesaggio, come paesaggio dell’anima, a perdere la sua armonia?

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La designer grafica Victoria Siemer ha fatto propria questa riflessione e ha esplorato l’idea del paesaggio frammentato attraverso la manipolazione delle immagini e la tecnica del collage. La Siemer fa infatti uso nelle sue creazioni di riflessi dalle forme geometriche sospesi su paesaggi naturali cupi e avvolti nella nebbia, con la conseguente apertura di portali simili a specchi in mezzo ad una coltre di nubi.

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Così gli oceani, le catene montuose e persino il paesaggio umanizzato delle metropoli vengono a perdere la loro unità.

L’artista nativa di Brooklyn afferma che gran parte del suo lavoro è guidato dall’idea della frammentazione emotiva e da quella della “frammentazione del sé“, un argomento che ha esplorato in profondità durante gli studi di design svolti presso il SUNY di Buffalo. Si può tenere il passo con il suo lavoro su Instagram e alcuni dei suoi pezzi sono disponibili come stampe .

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Via | thisiscolossal

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