L’architetto Ludwig Mies van der Rohe nasceva 130 anni fa: vita del maestro del Movimento Moderno

Circa 130 anni fa, il 27 marzo del 1886, nasceva in Germania Ludwig Mies van der Rohe, uno degli architetti che ha ispirato il Movimento Moderno. Le sue opere sono state e sono tutt’oggi esempio per milioni di seguaci. Una frase in particolare lo ha reso famoso, che riassume perfettamente il suo stile: meno è più, un principio che lo porta ad alleggerire progressivamente le forme, rendendo il processo creativo il nodo essenziale dell’arte. In una compostezza di linee che ha la rara capacità di trasformare la materia in spirito.

Ludwig Mies van der Rohe pensava che la vera difficoltà della forma fosse nel togliere, non nell’aggiungere particolari. Nell’architettura come nel design. Dove, pur prestando attenzione all’estetica, ci si doveva concentrare sull’essenzialità del processo, sulla funzionalità dell’arte, del percorso fatto per giungere alla forma stessa. Senza tuttavia trascurare i dettagli: perché è proprio in essi che si nasconde Dio, nei minimi atti di un’architettura tanto essenziale, quanto universale. 

A questi principi, così ben delineati, van der Rohe giunse progressivamente, in un instancabile lavoro di progressivo perfezionismo. La vita del celebre architetto del vetro e dell’acciaio, padre del Movimento Moderno, dalla Germania di inizio Novecento agli Stati Uniti degli anni Sessanta, attraversa almeno cinque grandi città. Cinque centri in cui lascia emblematiche tracce del suo passaggio.

Vita di Ludwig Mies van der Rohe, padre del Movimento Moderno

Berlino

Ludwig Mies van der Rohe berlino

La Neue Nationalgalerie di Berlino (1968)

E’ a Berlino che Ludwig Mies van der Rohe incontra la sua prima formazione culturale e spirituale. Dopo aver compiuto una serie di lavori pratici, vi si trasferisce nei primi anni del Novecento. Qui ha la fortuna di cominciare a lavorare come designer nello studio di Bruno Paul, esperienza che lo avvicina all’architettura. Qui ha anche la possibilità di compiere studi più organici e strutturati di quelli intrapresi fino a quel momento, presso le rinomate accademie di belle arti locali, la Kunstgewerbeschule e la Hochschule für Bildende Künste.

E’ però l’incontro con Peter Behrens, nel cui studio lavorerà dal 1907 al 1912, ad avviarlo alla conoscenza delle principali tendenze estetiche e strutturali del tempo, che si trasformerà presto in piena condivisione. In questo promettente contesto, ha la possibilità di lavorare al fianco di personaggi come Walter Gropius e Le Corbusier, conoscere il costruttivismo russo, apprezzare profondamente il neoclassicismo di Karl Friedrich Schinkel e infine scambiare opinioni e punti di vista con il contemporaneo Frank Lloyd Wright, conosciuto ad una mostra.

A Berlino, inoltre, avvia la sua carriera di professionista: nel 1913 vi apre il suo primo studio privato, presso la sua abitazione, in Am Karlsbad 24, dopo aver sposato Ada Bruhn, figlia di un ricco industriale. Da questo momento in poi, commesse e progetti, sia per la realizzazione di edifici pubblici, che per la costruzioni di case private, si presenteranno in maniera quasi ininterrotta nella sua carriera, salvo la breve parentesi bellica della Grande Guerra, che ridusse il flusso delle commissioni.

Finita la recessione, tuttavia, gli anni Venti e Trenta lo vedono sempre direttore artistico del Weissenhof di Stoccarda e della Bauhaus a Berlino, mentre maturano le sue idee architettoniche su alcuni materiali ed elementi strutturali che faranno da allora in poi parte del suo progetto funzionale e visivo: il cemento armato, i pilastri in acciaio, gli ampi telai in vetro ed acciaio, in modo da poter consentire la creazione, negli edifici, di prospetti con vetrature molto più ampie che in passato.

Uno degli esempi più compiuti di questa sua nuova concezione dell’architettura verrà edificato a Berlino solo alla fine della sua carriera, nel 1968, quando riceve l’incarico di realizzare la Neue Nationalgalerie, il nuovo museo di arte contemporanea. Il progetto è una sintesi senza pari, una summa di quella sintesi di funzione e forma che aveva guidato tutte le sue precedenti creazioni.

Brno

Ludwig Mies van der Rohe vita

Villa Tugendhat a Brno (1928-30)

Nel corso dei primi trent’anni della sua vita, tuttavia, Ludwig Mies van der Rohe non lavora solo a Berlino. Lui, che proveniva dalla periferia della Germania – era nato infatti ad Aquisgrana il 27 marzo del 1886 – al confine con il Belgio e i Paesi Bassi, pur vivendo nella più vivace regione industriale del tempo, si era formato nella bottega artigiana del padre, scalpellino, e aveva compiuto più mestieri per mantenersi agli studi. Si era però specializzato nel disegno, aveva conosciuto sui cantieri le tecniche costruttive utilizzate all’epoca, e preso confidenza con i materiali tradizionali.

Una delle testimonianze più importanti della sua concezione artistica si trova in Repubblica Ceca, a Brno. Costruita tra il 1928 e il 1930, la Villa Tugendhat, oggi patrimonio dell’UNESCO, ripropone i moduli architettonici che erano stati utilizzati, solo l’anno prima, per la costruzione del Padiglione della fiera di Barcellona, riadattandoli però al progetto di una abitazione privata, dietro espressiva richiesta dei committenti e sotto gli occhi attoniti dei contemporanei, che disapprovavano marcatamente quella scelta. Quando venne costruita, in Europa dominava ancora una stile costruttivo completamente diverso, lo stile liberty, per le abitazioni private ancora tradizionalmente basato sullo sviluppo del modulo del mattone.

Barcellona

Ludwig Mies van der Rohe biografia

L’esterno del Padiglione di Barcellona (1929)

L’innovazione portante dell’architettura di van der Rohe è stata dunque partorita in Spagna, nel capoluogo catalano, in occasione dell’Esposizione Universale di Barcellona del 1929-30. In quel frangente van der Rohe propone per la prima volta la costruzione di un Padiglione quasi completamente realizzato in acciaio e vetro, che fa del nuovo razionalismo tedesco il proprio vessillo estetico. Le pareti vengono alleggerite grazie all’utilizzo dei nuovi materiali e si trasformano, quasi per magia, in vetrate. Gli elementi portanti sono costituiti da pilastri più esili in cemento armato, negli interni la stessa sorte di emblematica riduzione all’essenzialità tocca agli oggetti di design, come i mobili e gli altri complementi d’arredo.

Il Padiglione di Barcellona di van der Rohe, a differenza di altri edifici appositamente edificati per l’evento, che segnarono profondamente il tessuto urbanistico del capoluogo catalano, venne abbattutto in seguito alla chiusura dell’esposizione ma in seguito ricostruito, nel 1983, per il suo valore intrinsecamente rappresentativo delle migliori espressioni dell’epoca.

New York

Ludwig Mies van der Rohe new york

Il Seagram Building di New York (1958)

Dopo i grandi risultati ottenuti a Barcellona sarà però a New York, negli Stati Uniti, che vedrà la luce una delle opere più imponenti della sua architettura. Si tratta del Seagram Building, uno svettante grattacielo di vetro e bronzo, situato al numero 375 di Park Avenue, tra la 52ª e la 53ª Strada, costruito in collaborazione con l’architetto americano Philip Johnson. Destinato ad ospitare la sede principale delle distillerie canadesi Joseph E. Seagram’s & Sons, finì presto per essere elevato a manifesto del Funzionalismo. Completato nel 1958, l’edificio servirà da esempio per buona parte dell’architettura americana successiva, soprattutto nelle sue soluzioni estetiche in cui è la funzione a diventare forma.

Anche questo grattacielo, infatti, possiede un anima in acciaio, una fitta gabbia di pilastri motivati dalla sua prominente altezza, che viene però funzionalmente ricoperta da una ulteriore rete di travi non strutturali in bronzo, funzionali alle leggi antincendio vigenti negli USA. L’acciaio era infatti allora considerato un materiale ad alta conduzione del calore: per non rassegnarsi all’idea di ricoprire la struttura portante con del normale calcestruzzo, escogitò la soluzione del metallo sul metallo, anche se più costosa. Da qui anche il suo caratteristico colore scuro a confronto con quello degli altri edifici.

Chicago

Ludwig Mies van der Rohe chicago

L’Illinois Institute of Technology a Chicago (1956)

Ludwig Mies van der Rohe era approdato negli Stati Uniti verso la fine degli anni Trenta, come molti altri intellettuali del suo periodo, all’ascesa della dominazione nazista. Il suo arrivo negli Usa fu salutato con gioia: qui lo aveva preceduto, infatti, la sua fama di architetto del “meno”, la sua specificità di creatore di strutture “pelle e ossa”, alleggerite e ridotte all’essenzialità nelle loro componenti. La città in cui si stabilì fu Chicago, in cui poté sperimentare ancora ad altri livelli le sue idee sull’architettura universale. In qualità di preside del Chicago’s Armour Institute of Technology ebbe la possibilità di ridisegnare le strutture del campus, dando vita a quello che sarebbe diventato il futuro Illinois Institute of Technology: un progetto umano e spirituale, che venne completato nel 1956.

Sempre a Chicago, qualche anno prima, aveva dato vita ad una delle abitazioni private più famose della storia dell’architettura moderna: Casa Farnsworth, una struttura “a vista” che porta ai loro estremi ideologici le soluzioni adottate in quella di Brno, staccando dal suolo l’intera struttura portante. Pavimento e tetto, di un abbagliante colore bianco, rimangono così sospesi su un piccolo numero di colonne di acciaio. Lo spazio diventa completamente abitabile e l’interno dell’abitazione, luogo chiuso per antonomasia, si fonde in un tutt’uno con lo spazio esterno. E’ la sintesi panica della visione dell’uomo moderno, aperto al mondo per eccellenza.

Var der Rohe Chicago

Casa Farnsworth a Chicago (1950)

Sempre a Chicago van der Rohe ha trovato anche la sua ultima casa. Dopo la sua morte, avvenuta 17 agosto 1969, le sue ceneri sono state depositate nel Graceland Cemetery, sotto una semplice lastra di granito nero. Minima, essenziale: come la sua arte.

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