Jerry Lewis “Picchiatello” festeggia 90 anni: un’esilarante carriera tra ciak e risate

Spegnerà 90 candeline il prossimo 16 marzo uno dei più grandi comici del mondo dello spettacolo americano: Jerry Lewis, detto il Picchiatello, che tutti ricordano prima in coppia con Dean Martin e poi come regista di numerosi film comici di successo. La sua carriera è stata una lunga kermesse tra ciak e risate, opere di beneficenza e esilaranti gag dal sapore di farsa. All’insegna di quella preziosa capacità di restare bambini all’interno, di fare del proprio io un dono per far ridere gli altri.

Il suo è uno dei volti sorridenti più famosi del mondo dello spettacolo. E’ il comico per eccellenza, istrionico, versatile, snodato, con una mimica facciale da fare invidia ad un cartone animato e una gestualità così eloquente da divorare qualsiasi tipo di palcoscenico. E’ il volto a tratti farsesco di Jerry Lewis, il comico che tutti ricordano in coppia con Dean Martin, nello storico duo degli anni ’50, poi noto anche come regista di film comici di successo.

In Italia, per le sue doti di mimo, gli venne affibbiato il soprannome di “Picchiatello“. La sua vita e la sua carriera, che si estende ormai per quasi 60 anni, si possono dividere in tre grandi momenti e due grandi fasi. I momenti sono quelli delle arti attraverso le quali, progressivamente, si è espresso il suo multiforme talento, dai primi esordi in teatro, al successo nel mondo del cinema, al debutto nella regia. Le fasi sono quelle, complementari, che hanno sempre contraddistinto la sua doppia personalità: di adulto mordace e bambino impertinente, in eterna lotta tra loro. Anche quando, dopo venti anni di recitazione, arriverà ad autodirigersi e ad autoprodursi, passando al di qua della macchina da presa.

Vita e carriera di Jerry Lewis, tra tv, cinema e risate
Jerry Lewis vita

Jerry Lewis inventore del video assist

Il suo passaggio dietro la macchina da presa, tuttavia, non avvenne affatto invano. Generazioni di registi, anni dopo, lo ringrazieranno ancora. Fu proprio Jerry Lewis l’inatteso inventore del video assist, la tecnica registica ancora oggi usata che permette al regista di vedere una scena in tempo reale, nel momento stesso in cui viene girata. Una cosa del tutto normale nella frenetica era del digitale ma una tecnica ancora mai sperimentata agli inizi degli anni ’60, quando Lewis per la prima volta la applicò sulle scene del suo Ragazzo tuttofare, che vedeva anche il suo debutto alla regia.

Per poter rispettare i forsennati ritmi della produzione, e rispettare gli accordi presi con la Paramount, Lewis si era infatti visto costretto a utilizzare più monitor durante le riprese all’interno dell’hotel in cui, quasi senza copione, venivano giorno dopo giorno effettuate le riprese. Nonostante le rocambolesche condizioni di lavoro, il film decretò il successo di Lewis alla regia. Gli si riconobbe, infatti, una particolare destrezza nell’assecondare le esigenze di uno spettacolo comico, che altri registi sembravano non possedere.

Jerry Lewis regista

Il Ragazzo tuttofare venne seguito da altri film, tra cui si possono ricordare i successi de L’idolo delle donne e Il mattatore di Hollywood (entrambi del 1961), Jerry 8¾ (1964) e il film che è considerato un po’ il suo più acclamato capolavoro, Le folli notti del dottor Jerryll (1963).  Con la commedia I 7 magnifici Jerry, scritta insieme a Bill Richmond, del 1965, e Scusi, dov’è il fronte?, del 1970 conquistò il suo successo internazionale. In quegli anni fu acclamato soprattutto in Francia, dai critici che si raccoglievano attorno ai prestigiosi “Cahiers du Cinéma“, i quali accostarono a quello di Jerry Lewis i nomi dei padri di tutti i comici, tra cui Chalie Chaplin e Buster Keaton, i maestri del cinema muto.

Lewis aveva da sempre guardato alla comicità di Chaplin come a quello di un insuperato modello, ritenendolo il più grande attore comico mai esistito assieme a Stan Laurel.

Jerry Lewis mimo e attore teatrale

Lui, del resto, che era nato a Newark, un sobborgo di New York nel 1926, era cresciuto proprio grazie ai paladini del muto. La sua formazione come attore iniziò molto presto, a quindici anni, quando, una volta abbandonati gli studi si gettò a capofitto nel mondo del lavoro. Fu costretto a svolgere diversi lavori prima di trovare la sua vera strada, ma il destino non lo portò molto lontano dalle sue radici.

Figlio di due immigrati russi di origine ebraica, Daniel Levitch e Rachel “Rae” Brodsky, calcando i palcoscenici di Brooklyn seguì infatti in parte la carriera paterna. Si fece conoscere lavorando come maschera nelle sale della Paramount, nelle quali, a tempo perso, recitava come mimo e faceva imitazioni negli intervalli tra uno spettacolo e l’altro. La sua invadente mimica, la sua gestualità e la grande espressività del suo volto gli permisero di dare vita alla rivisitazione di un personaggio canonico della tradizione yiddish, lo Schlemiel, ossia il prototipo dell’uomo perseguitato dalla sfortuna.

Qualcuno lo notò, e visto che la perforazione di un timpano gli aveva concesso l’esonero dalle attività belliche, allora in atto, nel 1944 iniziò la sua prima tournée come attore tra Stati Uniti e Canada.

Jerry Lewis e Dean Martin: il duo perfetto

Nel 1946 incontrò, anche questa volta quasi per caso, quello che sarebbe diventato il suo compagno d’arte per eccellenza, Dino Crocetti, in arte Dean Martin, cantante italo americano che si ispirava allo stile di Frank Sinatra. Con lui formò uno scoppiettante duo che dominò lo spettacolo americano in modo praticamente ininterrotto per i successivi dieci anni. Tanto infatti durò il sodalizio tra i due artisti, che, tappa dopo tappa, conquistarono dapprima i palcoscenici di teatri e cabaret, poi il mondo della televisione e infine quello del cinema.

Jerry Lewis e Dean Martin divennero, per l’America e per il mondo, il duo comico per eccellenza. Fu proprio la Paramount Pictures a dare spazio alla nuova comicità, maggiormente spontanea e improvvisata, di cui i due si facevano portatori e a realizzare con loro film come La mia amica Irma (1949), Irma va a Hollywood (1950), Attente ai marinai! (1952), Morti di paura (1953), Il nipote picchiatello (1955), Artisti e modelle (1955) e Hollywood o morte! (1956).

In questi anni, però, le gag mimico – gestuali di Lewis trovarono sempre più successo e presa sul pubblico rispetto alla figura di Martin, la cui presenza scenica fu in parte fagocitata dalla straripante vis comica del collega. Fu così che il duo perfetto divenne con il passare del tempo una coppia sbilanciata verso Jerry, tanto da arrivare ad una rottura. Dieci anni dopo il loro incontro, nell’estate del 1956, annunciarono, nel dispiacere generale, la loro separazione definitiva.

Jerry Lewis attore

Dopo lo scioglimento del duo, entrambi gli artisti partirono alla ventura della carriera da solista. Sia Jerry che Lewis lavorarono come attori cercando, soprattutto nel caso di Martin, di scollarsi di dosso il cliché di ruoli marcatamente cominci. Già durante gli anni del sodalizio con Dean Martin, tuttavia, il regista Frank Tashlin si era particolarmente interessato alla coppia, realizzando con loro gli ultimi due film che il duo aveva recitato insieme. Così, quando si trovò da solo a calcare le scene di Hollywood, Lewis venne salvato proprio da una rinnovata e proficua collaborazione con Tashlin, che, con un passato nel mondo dei fumetti e in quello dei cartoni animati, apprezzava la comicità fatta di gag caricaturali.

Tashlin realizzò con Lewis numerosi film tra cui Il balio asciutto (1958), Il ponticello sul fiume dei guai (1958), Il Cenerentolo (1960), Pazzi, pupe e pillole (1964). Fu poi proprio un problema occorso alla post – produzione di Il Cenerentolo a lanciare Lewis nell’avventura registica.

La carriera di regista di Jerry Lewis si interruppe però inaspettatamente nel 1972 con un progetto mai portato a termine, il film The Day the Clown Cried, al quale seguirono, solo dieci anni più tardi i conclusivi Bentornato, picchiatello! (1980) e Qua la mano picchiatello (1983). Nei suoi anni ruggenti, infatti, in Italia il suo personaggio, sempre doppiato da Carlo Romano, era diventato famoso con il soprannome di Picchiatello.

Jerry ha saputo inaugurare un nuovo modo di fare e interpretare il cinema comico, innovazione che gli è valsa, se non proprio un Premio Oscar, almeno due stelle sulla Hollywood Walk of Fame e un Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia. Ma se Hollywood è stata in definitiva un po’ avara di riconoscenze nei suoi confronti, ha saputo in seguito premiare il suo impegno per il prossimo, conferendogli, agli Oscar del 2009, il Premio umanitario Jean Hersholt, per il suo noto impegno nel sociale.

Jerry Lewis benefattore

Nei dieci anni di completo ritiro dal mondo di Hollywood Lewis trovò infatti la sua nuova musa nella televisione, sposando la nobile causa della beneficenza. Diventò quindi il promotore di uno spettacolo comico per la raccolta di fondi da devolvere a favore dei malati di distrofia muscolare. Nacque così il Jerry Lewis MDA Telethon, conosciuto anche come The Jerry Lewis MDA Labor Day Telethon, in onda ancora oggi dal 1966.

Nel 1976, venti anni dopo la rottura con il suo storico compagno Dean Martin, il programma fornì anche la cornice ideale per una benefica reunion che venne accolta dal pubblico nell’entusiasmo generale, con in più la straordinaria presenza di Frank Sinatra.

Jerry Lewis tra malattie e salute

La sua vocazione per la beneficenza fu in effetti anche rafforzata nel corso degli anni da una serie di malattie, alcune persino gravi ed importanti, che colsero più o meno alla sprovvista lo scoppiettante attore dei palcoscenici hollywoodiani, della commedia anni ’60 e della tv. Nonostante diversi problemi ortopedici, l’incubo dell’obesità, lo spettro di una fulminante meningite virale, l’impianto di quattro by-pass per resistere alle bizze della cardiopatia e, infine, un cancro alla prostata (fortunosamente asportato) seguito dalle complicanze del diabete, l’istrionico e sorridente Jerry Lewis, con la sua comicità a volte mordace e le sue frasi irriverenti, festeggerà, il prossimo 16 marzo, i suoi 90 anni. Felice come un bambino che stesse spegnendo le sue prime nove candeline.

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