Hildebrand Gurlit, l’uomo che riuscì a rubare 1406 capolavori d’arte

I tragici anni delle Seconda Guerra Mondiale hanno inevitabilmente segnato anche il destino di molti capolavori e opere d’arte. Alla deriva umana e intellettuale di artisti e conservatori è corrisposta la deriva di buona parte del patrimonio artistico internazionale conservato in Europa. Ma in quel concitato periodo del conflitto bellico si possono ricordare tuttavia alcune oscure, controverse figure, che si sono trovate a decidere – inspiegabilmente – le sorti dei più grandi capolavori dei maestri del Vecchio Continente.

Tra queste vi è quella del gallerista Hildebrand Gurlit, un “mezzosangue” ebreo che lavorò, dietro ricatto, al servizio di Hitler, riuscendo, durante la Seconda guerra mondiale, a salvare 1406 tele dai bombardamenti, divenendo così una sorta di enigmatico “Schindler” delle opere d’arte. Dopo la guerra, però, accadde l’impensabile: gli alleati, a seguito di una approssimativa indagine, incredibilmente gli “riconsegnarono” le opere ritrovate.

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Erano solo una minima parte: la quasi totalità, complice il feroce bombardamento di Dresda, era stata considerata distrutta. Lui ovviamente non le restituì e le tenne nascoste fino alla sua morte, sottraendo la loro contemplazione al mondo intero. In seguito passarono al figlio, Cornelius Gurlit, un uomo schivo e solitario, quasi un fantasma, che visse una vita intera chiuso nelle sue due case, con la sola compagnia di quelle centinaia di capolavori.

L’intero caso delle 1406 opere d’arte salvate –  o meglio sottratte – al patrimonio pubblico scoppiò nel 2013. Cornelius era solito elogiare il padre come un eroe, dichiarando che non avrebbe mai lasciato i “suoi” quadri a un museo, nemmeno dopo la sua morte. Quando questa poco dopo avvenne, invece, le opere, per volontà dello stesso Cornelius, andarono a sorpresa al museo di Berna. Ne nacque un vero giallo, complicato da problemi di eredità e oggi non ancora del tutto risolto. Una vicenda unica nel suo genere, che ha appassionato per anni gli storici e l’intero mondo dell’arte, e che ha avuto origine nella città di Dresda.

I primi anni della vita di Hildebrand Gurlit

A Dreda, infatti, nel 1895 nacque Hildebrand Gurllit, da una famiglia di artisti. Suo padre, Cornelio Gurlitt, era un architetto e uno storico dell’arte, il fratello Willibald un musicologo, la sorella Cornelia una pittrice espressionista che aveva conosciuto Chagall, morendo poi suicida nel 1919. Per Hildebrand, che aveva coltivato le passioni paterne, fu del tutto naturale, al momento di decidere la sua professione, calcare le orme di suo cugino Wolfgang, famoso mercante d’arte nei primi anni del Novecento.

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Da vero appassionato d’arte, nel 1923 sposò la ballerina Helene Hanke, da cui ebbe due figli, Cornelius, il futuro erede del suo patrimonio, e Renate. Il suo primo incarico ufficiale dopo la laurea fu quello di primo direttore del museo König Albert a Zwickau, nel 1925, carica a cui seguì nel 1926 la progettazione e la decorazione del museo attraverso il celebre Bauhaus Dessau.

Il gallerista dell’Arte degenerata

Estimatore dell’arte moderna, conosceva bene molti artisti del momento, e era solito acquistare ed esporre opere di molti di loro, tra cui Barlach, Feininger, Hofer, Kandinsky, Kirchner, Klee, Kokoschka, Lissitzky, Marc, e Munch. Pur apprezzato dalla stampa nazionale e dai suoi colleghi, ma caduto in difficoltà finanziarie, venne però licenziato nel 1930.

Al suo licenziamento si associavano tuttavia anche motivazioni di tipo ideologico. Era stato infatti accusato di esporre “arte degenerata” – opere che noi oggi chiameremmo semplicemente moderne e che i posteri hanno infatti riaccreditato. Fu così costretto a trasferirsi ad Amburgo. Qui divenne il curatore e l’amministratore delegato della Kunstverein (Art Association) fino a quando lui e i membri del consiglio non furono costretti a dimettersi dai nazisti, nel 1933.

Il mercante d’arte del Nazismo

Continuò a commerciare in arte moderna, tuttavia, questa volta sotto gli ordini del Ministero per l’Istruzione Pubblica e la Propaganda guidato da Joseph Goebbels. Divenne anzi uno dei quattro concessionari designati dalla Commissione per l’esercizio dell’Arte degenerata (insieme a Karl Buchholz, Ferdinand Möller e Bernhard Böhmer), per il mercato delle opere d’arte confiscate in Germania e all’estero.

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Max Liebermann’s Two Riders On The Beach in the Gurlitt collection

Grazie alla sua posizione, Gurlitt riuscì a vendere molti capolavori d’arte ai collezionisti nazionali, in particolare a Bernhard Sprengel, la cui collezione costituisce oggi il nucleo principale del Museo Sprengel di Hannover, nonché a costituire una collezione personale di tutto rispetto costituita da circa 1500 pezzi. Tra questi vi erano, come si scoprì solo dopo, dipinti di Marc Chagall, Paul Klee, Henri Matisse, e Pablo Picasso, tra gli altri.

Quando la Francia capitolò, lavorava ancora per il regime. Hermann Goering aveva nominato una Reichsleiter Rosenberg Taskforce di commercianti d’arte riconosciuti, tra cui Gurlitt, per liquidare le opere d’arte francesi e trasferire i fondi al fine di incrementare la collezione d’arte privata dello stesso Goering.

La “vittima della persecuzione” nazista e la morte

Dopo la fine delle ostilità e la vittoria degli Alleati, sotto interrogatorio, Gurlitt disse alle autorità dell’Esercito degli Stati Uniti che nel corso dei bombardamenti di Dresda, nel febbraio del 1945, la sua collezione e la sua documentazione sulle transazioni d’arte erano andate in gran parte distrutte insieme alla sua casa di Kaitzer Strasse.

E, riuscendo a passare come vittima della persecuzione nazista, a causa della sua eredità ebraica – ebrea era infatti la nonna materna, di qui la sua condizione di “mezzosangue” ebreo sulla base dei dettami di Norimberga -, Gurllitt non solo venne presto rilasciato dalle autorità, ma gli alleati gli “restituirono” persino circa centoquindici opere d’arte, confiscategli inizialmente dagli americani. Era infatti riuscito a convincerli di averle acquistate legalmente.

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Franz Marc – Horses in Landscape

Hildebrand Gurlit, che in quei difficili anni era stato il profeta del Bauhaus, il gallerista dell’Arte degenerata, e successivamente il controverso mercante d’arte dei gerarchi del Terzo Reich, continuò così indisturbato a commerciare in opere d’arte fino alla sua morte, che avvenne in un incidente stradale nel 1956.

A questo punto il suo patrimonio, costituito da più di 1400 capolavori d’arte, del valore di oltre un miliardo di euro, passò interamente al figlio Cornelius Gurlit, che, vivendo ritirato dal mondo, lo conservò gelosamente fino alla sua morte.

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