Eadweard Muybridge: ecco come nacquero le immagini in movimento

A volte basta una semplice domanda per arrivare ad una scoperta straordinaria. La storia delle immagini in movimento è iniziata proprio così. Poco più che una banale curiosità ha portato un uomo alla conquista che avrebbe riscritto le regole di una tecnica ancora ai suoi albori: quella della fotografia. Il suo nome era Eadweard Muybridge.

Una biografia di Eadweard Muybridge, l’inventore delle immagini in movimento

Muybridge, di origini inglesi, non era nato fotografo. Di professione faceva il libraio e, a volte, come editore, pubblicava anche libri in proprio, tanto è vero che le sue conoscenze linguistiche lo portarono a voler ripristinare l’originaria forma anglosassone del suo nome, cambiando il precedente cognome Muggeridge in Muygridge, prima di arrivare alla forma definitiva. Ma dai libri alle immagini il passo fu breve.

Fu il Nuovo Mondo ad ispirare la sua indole visiva. Emigrato in America poco più che ventenne, furono soprattutto le immagini naturalistiche ad attirare la sua attenzione. Decise di dedicarsi così alla fotografia professionale e si cimentò nell’immortalare i paesaggi naturali del Parco Nazionale di Yosemite e quelli urbani di una San Francisco alle soglie della seconda rivoluzione industriale. La domanda che lo fece entrare nella storia della fotografia gli venne posta solo qualche anno più tardi.

Nel 1872, il governatore della California e uomo d’affari Leland Stanford pose infatti al fotografo di paesaggi una semplice domanda piuttosto popolare a quel tempo.

“Quando un cavallo galoppa, c’è un momento in cui tutti i suoi zoccoli non toccano terra nello stesso istante?”

Qualche tempo prima Muybridge aveva cominciato a sperimentare diversi modi per catturare quei movimenti veloci che l’occhio umano non era in grado di discernere, ma il progetto venne messo in attesa quando Muybridge uccise l’amante della moglie e fu messo sotto processo per omicidio. La giuria qualche tempo dopo lo assolse per motivi di legittima difesa, anche se si trattò sempre di omicidio, e decise di fargli rinfrescare le idee in America Centrale per nove mesi.

Al suo ritorno negli Stati Uniti, Muybridge riprese in mano il suo lavoro per risolvere, una volta per tutte, la questione del cavallo.

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Dopo molte prove pratiche in cui mise alla prova diverse tecniche per catturare le immagini in movimento e molto tempo impiegato per perfezionare i suoi metodi, invitò uno scettico della stampa a guardare come aveva fotografato uno dei cavalli di Stanford. La sua famosa serie di fotografie ritrae il campione “Sallie Gardner” al galoppo lungo una pista illuminata dal sole contro uno sfondo bianco, ripreso da una fila di 24 telecamere distanziate di 27 pollici l’una, che catturano la sua andatura in sequenza.

Le immagini risultanti hanno così dimostrato l’ipotesi di almeno un momento di “transito non supportato” – vi è infatti un momento in cui tutti e quattro gli zoccoli di un cavallo non toccano terra. Il quesito del Governatore della California Leland Stanford  aveva trovato una risposta.

In questo modo Muybridge non rispose solamente ad una domanda che in quel tempo veniva posta anche in maniera faziosa, ma gettò delle nuove basi per il progresso della scienza delle immagini verso la cronofotografia.

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Le implicazioni di questa scoperta e i metodi di Muybridge furono di vasta portata. Molti pittori avevano precedentemente descritto il galoppo dei cavalli disegnando delle zampe completamente distese che volano in aria; ma le foto hanno dimostrato che il momento del transito non supportato accade invece quando le gambe sono piegate sotto il cavallo. Fu subito evidente che questa tecnica sarebbe stata utile anche per lo studio fisiologico della locomozione nella biomeccanica.

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Muybridge trascorse il resto della sua carriera affinando i suoi metodi e fotografando il movimento di una vasta gamma di animali, così come persone che eseguono una serie di azioni e movimenti. Il suo lavoro è stato ampiamente utilizzato come punto di riferimento da scienziati e artisti.

L’invenzione dello Zoopraxiscopio, qualche anno più tardi, uno strumento simile allo Zoetropio, che permetteva la proiezione delle immagini davanti a più persone, fu poi un precursore dell’invenzione del cinema: il cammino della meravigliosa settima arte era ormai segnato.

Le immagini in movimento di Eadweard Muybridge

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Gli studi di Muybridge indagarono a fondo tutti gli aspetti delle immagini in movimento, facendo da spartiacque nella rappresentazione visiva non solo degli animali ma anche delle figure umane in movimento. I risultati delle sue indagini furono preziosi non solo per il mondo della fotografia in senso stretto, ma anche per tutto l’universo delle arti visive.

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Al problema delle immagini in movimento si erano ad esempio fino a quel momento dedicati anche pittori di chiara fama, senza però arrivare ad avere una visione corretta del problema. Fu Muybridge a chiarire quello che agli artisti era rimasto oscuro: il problema del movimento del cavallo venne in seguito sondato e portato avanti da un impressionista, Edgar Degas, che compì degli studi in cui ritraeva tutte le possibili posizioni assunte da un cavallo in movimento.

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Mentre così fino a quel momento era stata la realtà naturale ad ispirare gli artisti che si proponevano una ripresa mimetica del reale, dopo le scoperte di Muybridge la fotografia servì a fornire a molti pittori lo spunto necessario per chiarire alcuni aspetti che il dinamismo delle immagini aveva lasciato in sospeso. Le prime lastre fotografiche vennero persino utilizzate come base, oltre che come spunto, per opere d’arte originali.

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Uno dei poli di interesse dell’indagine di Muybridge fu quella della danza: un momento in cui il corpo femminile o maschile era portato a compiere movimenti troppo veloci perché l’occhio umano potesse percepirli tutti e correttamente riprodurli. Stessa sorte delle evoluzioni coreutiche toccava anche agli esercizi sportivi, come la corsa o il salto.

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