Dopo la morte di Cornelius – Gli altri Gurlitt: Wolfgang, Ekkeheart e Uta (Werner)

Dopo la morte di Cornelius Gurlitt, il collezionista – pittore che, insieme al padre, il gallerista Hildebrand Gurlitt, negli anni della Seconda Guerra Mondiale aveva sottratto al mondo intero 1406 capolavori della storia dell’arte, i dipinti vennero incredibilmente donati, attraverso un misterioso lascito, al museo di Berna, in Svizzera, museo che da un giorno all’altro si ritrovò “unico erede” di una delle più grandi collezioni d’arte a livello mondiale.

Il lascito testamentario, tuttavia, non risolse la spinosa vicenda del cosiddetto “tesoro di Hitler”, ma la complicò ulteriormente, perché negli anni seguenti comparvero all’orizzonte ulteriori protagonisti implicati nella contesa delle opere: gli altri Gurlitt.

Una famiglia di mercanti d’arte: il cugino Wolfgang Gurlitt

I Gurlitt erano stati una famiglia importante nella cultura tedesca e nelle arti in generale sin dagli inizi del XIX secolo. Tra di loro c’erano storici dell’arte, critici d’arte, pittori, musicisti, compositori, musicologi, ballerini, studiosi universitari e scrittori. 

Tra questi Wolfgang Gurlitt (nato a Berlino 1888 e morto a Monaco nel 1965) gallerista, mercante d’arte e collezionista appassionato, era il figlio del famoso – a sua volta gallerista – Fritz Gurlitt, che, tra l’altro, aveva fatto grandi gli impressionisti francesi e conosciuto in Germania Edvard Munch,  oltre ad aver esposto Arnold Böcklin e Max Liebermann. Wolfgang aveva in sostanza ereditato la galleria del padre.

Poco si sa circa le sue attività durante la seconda guerra mondiale. Nel 1940, si trasferì a Bad Aussee, in Austria, a pochi passi di distanza dalla miniera di sale di Altaussee in cui gli alleati ritrovarono circa 6000 opere d’arte accumulate dai nazisti per la non realizzata Führermuseum a Linz. Dopo la guerra fu il co-fondatore e direttore della Neue Galerie der Stadt di Linz, o Wolfgang-Gurlitt-Museum (ora il museo Lentos).

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Fino alla sua morte possedette anche la “Galerie Gurlitt” nel centro di Monaco, non lontano dal quartiere dello Schwabing, in cui abitava, insieme alle “sue” 1400 opere il cugino Cornelius. La galleria fu attiva nell’organizzazione di mostre e pubblicazioni di cataloghi, fino alla metà degli anni ’70. E’ stato rappresentato anche da un certo numero di artisti, tra cui Lovis Corinth, Munch, Max Pechstein e Oskar Kokoschka. Il suo ritratto è nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York e nel Museum im Kulturspeicher a Würzburg, in Germania. Un ritratto di Wolfgang da Corinto si trova oggi nel museo Lentos.

Come si scoprì solo in un secondo momento, dunque, le vicende della vita di Wolfgang furono irrimediabilmente intrecciate con quelle di Cornelius.

Ekkeheart Gurlitt e la “Camera d’ambra”

Il mistero del tesoro dei Gurlitt si arricchì poi ad un certo punto di un nuovo capitolo. Un cugino di Cornelius Gurlitt – come scrisse qualche anno fa il tabloid tedesco Bild – aveva sostenuto che l’ottantenne trafficante d’arte conoscesse il luogo dove era nascosta la mitica “Bernsteinzimmer“, la “Camera d’ambra“. Considerata l’ottava meraviglia del mondo, era composta da 12 pannelli di legno intarsiati di ambra, anche se era stata considerata distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Un cugino di Cornelius Gurlitt, Ekkeheart Gurlitt, di 64 anni, rilasciò infatti al Bild  questa dichiarazione: “Cornelius l’aveva detto più volte a mio padre, ma questo è accaduto 30-40 anni fahttp://www.theblog.it. Io personalmente non gliel’ho sentito dire”, ma “ne vedremo ancora delle belle”, alludendo con queste parole al fatto che la celebre camera, risalente al 1700, non fosse affatto andata distrutta, ma fosse stata in realtà stata nascosta, come il resto delle opere, in qualche posto segreto.

La cosiddetta Camera d’ambra, nascosta o perduta che fosse, era stata regalata dal re di Prussia Federico Guglielmo allo zar di Russia, Pietro il Grande. Smontata dal Palazzo di Caterina a San Pietroburgo e confiscata dai soldati della Wehrmacht, negli anni della Seconda Guerra Mondiale fu trasferita a Koenigsberg, da dove scomparve misteriosamente.

Uta Werner e le rivendicazioni sulla collezione Gurlitt

Un ultimo rimbalzo della vicenda giudiziaria che interessò il lascito al Museo di Berna, nel 2014, fece entrare infine in gioco un altro parente della famiglia Gurlitt, questa volta non in tema di rivelazioni, ma di rivendicazioni. Una cugina del collezionista tedesco, Uta Werner, poco prima della decisione di Berna, reclamò attraverso il suo avvocato, il proprio diritto alla successione sulle opere di Cornelius Gurlitt, con un ricorso presentato davanti al tribunale competente in materia di eredità. La cugina 86enne di Cornelius aveva deciso, infatti, non proprio tempestivamente, di far “valere i suoi diritti dinanzi alla corte di Monaco”, così come recitano i comunicati stampa del tempo.

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La Werner riteneva infatti, attraverso la relazione di un esperto psichiatrico, mandata da lei stessa e dalla sua famiglia, di poter invalidare la volontà testamentaria del cugino a favore del Museo di Berna per il fatto che, al momento della scrittura, il signor Gurlitt avrebbe sofferto di “ossessioni paranoiche”. Oltre al costituire un ultimo, ironico capitolo della storia del tesoro dei nazisti, questa rivendicazione legale, come sappiamo, non ebbe poi seguito.

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