Dario Fo festeggia 90 anni: vita del più irriverente giullare dei nostri tempi

Compie in questi giorni (il 24 marzo) 90 anni tondi tondi il più irriverente giullare dei nostri tempi: Dario Fo, insignito nel 1997 del Premio Nobel per la letteratura, proprio per avere saputo riportare in vita la dissacrante tradizione dei giullari medievali, restituendo con la sua pungente satira del potere dignità agli oppressi. Di ogni epoca, di ogni paese. Perché la vita umana, in fin dei conti, non è altro che un buffo mistero.

È stato uno degli ultimi italiani ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Il quinto del Novecento, dopo quello di Carducci, Pirandello, Quasimodo e Montale. Gli è stato assegnato nel 1997, perché, parafrasando le parole dei membri dell’Accademia di Svezia, riportando in vita la tradizione dei giullari medievali, aveva avuto il coraggio di farsi beffe dei potenti e restituire dignità agli oppressi. Non era esattamente un poeta, come la maggior parte dei suoi predecessori, ma un uomo di teatro: il suo nome era Dario Fo, il più irriverente giullare dei nostri tempi. 
Proprio la tradizione dei cantastorie girovaghi e degli affabulatori locali è stata ciò a cui si è sempre ispirato sin da quando era giovane. E proprio nel solco dell’arte del racconto e in quella irriducibile capacità mitopoietica dell’uomo viene a formarsi la sua tempra di artista a tutto tondo.

Vita di Dario Fo, il più irriverente giullare dei nostri tempi

Una infanzia in terra lombarda

Era infatti tradizione degli abitanti di Sangiano, in provincia di Varese, dove era nato il 24 marzo del 1926, il raccontare storie e storielle su quello che avveniva nei dintorni, su quello che era avvenuto nel mondo e che era già stato raccontato da altri. Primo fra tutti ad onorare quest’antica usanza suo nonno materno, bravissimo cantastorie, il padre della madre, Pina Rota. Poi, quando divenne un po’ più grande, è stata la volta di suo padre, Felice Fo, ferroviere e attore dilettante in una compagnia locale, che gli ha trasmesso la vena marcatamente istrionica.

Dalla radio al cinema

Era nato in epoca fascista. Nel 1943, poco più che ventenne, per non essere deportato in Germania e coscritto, decise di arruolarsi volontario, venendo alla fine assegnato ai parà, combattendo così per la neonata Repubblica Sociale Italiana. L’istruzione superiore gli diede più di una possibilità di riscatto, prima fra tutte quella di poter scegliere una carriera artistica all’indomani della guerra. Dopo aver studiato presso l’Accademia di Brera, a Milano, negli anni Cinquanta comincia quasi subito a lavorare per la RAI come attore e autore di testi radiofonici, da cui scaturiscono diversi programmi. Negli stessi anni sposa la collega attrice Franca Rame. In seguito la coppia decide di spostarsi a vivere a Roma, dove l’autore radiofonico cominciò a scrivere anche per il cinema. L’Italia del secondo dopoguerra aveva un disperato bisogno di tornare a ridere.

Dario Fo biografia

Dalla televisione al teatro

Quella di Dario Fo e Franca Rame è stata un’unione come poche: oltre a dare alla luce il piccolo Jacopo, nel 1955, fondano insieme una compagnia teatrale che non avrebbero più sciolto. Nei primi anni Sessanta partecipano alla realizzazione di diversi spettacoli televisivi, come i testi per la seguitissima trasmissione televisiva”Canzonissima“, che tuttavia spesso vengono bloccati dalla censura, ragione per cui, per non incorrere in troppe questioni legali, i due preferiscono dedicarsi presto al genere del teatro, dove era possibile avere una maggiore libertà di espressione e di parola. Il teatro che interessa loro è quello che raggiunge il popolo, allestito in luoghi non convenzionali, come le piazze pubbliche o le fabbriche private, nonché le affollate case del popolo. Ci avviciniamo agli anni Settanta e i venti della contestazione diventano sempre più insistenti. Il genere che Dario Fo predilige portare sulla scena nei primi anni Sessanta è quello della farsa, lontano dal costumato teatro borghese, con il suo linguaggio mordace e i suoi modi provocatori.

Il satira affilata di Mistero buffo

Proprio da questi presupposti nel 1968 viene fondato “Nuova Scena”, un gruppo teatrale che ottiene grande successo dalle rappresentazioni di Mistero buffo, uno spettacolo satirico recitato in dialetto, in un linguaggio satirico unito a quello della Commedia dell’arte con intenti parodia. Il suo linguaggio era ricavato da un mix di dialetti e dalle parlate della pianura padana, che si presterà molto bene a fare da modello e da antesignano per il nuovo teatro di narrazione.

Dario Fo biografia vita Franca Rame

Qualche anno più tardi nel teatro di Dario Fo si fa molto forte l’elemento politico. Nel frattempo l’attore si era infatti avvicinato a gruppi di intellettuali e attivisti di estrema sinistra con cui aveva fondato il collettivo La Comune. Nasce quindi lo spettacolo Morte accidentale di un anarchico, del 1970, incentrato sulla figura dell’anarchico Giuseppe Pinelli in cui compare come protagonista la figura del Matto, felice escamotage per affrontare in teatro verità ritenute altrimenti scomode: la voce corrosiva del comico dai tempi di Plauto in avanti.

Il teatro di Dario Fo arriva in tv

Solo nel 1977 poté tornare alla televisione con un programma in onda su Rai Due intitolato Il teatro di Dario Fo, che gli permise di raggiungere con la satira, attraverso le sue farse, i suoi monologhi e le sue commedie, un pubblico ancora più vasto di quello precedente, questa volta di portata nazionale. La sigla del programma, la trascinante marcetta dei ” guitti sopra il carrozzone” divenne persino una hit – parade su 45 giri. Il passaggio alla televisione non avvenne, però, anche questa volta senza critiche: fu infatti ora il Vaticano a sentirsi colpito dalla violenta satira che attaccava le istituzioni religiose all’interno dei suoi spettacoli. Il grande pubblico in quegli anni conobbe invece opere come Mistero Buffo, che apriva la serie; Settimo: ruba un po’ meno; Ci ragiono e canto; Isabella, tre caravelle e un cacciaballe; La signora è da buttare; Parliamo di donne.

Una delle principali opere dense di riferimenti anticlericali sarà Il papa e la strega, scritta nel 1989 mentre impazzava il dibattito sulla legalizzazione o meno della droga, in cui Fo attacca la sponsorizzazione della riforma da parte del governo che vuole inasprire la legge n. 685 del 22 dicembre 1975.

Dario Fo attivista e militante

La vocazione militante della coppia Dario Fo – Franca Rame li fece aderire negli Anni di Piombo – verso il finire del Settanta – al Soccorso Rosso Militante contribuendo a farli conoscere appunto come militanti nella difesa di alcuni attivisti del movimento e successivamente in quella degli esponenti di Lotta Continua accusati dell’omicidio Calabresi: si trattava in particolare di: Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, che diventeranno materia di un’opera del decennio successivo Marino libero! Marino è innocente!. Per il loro chiaro schierarsi a livello politico la coppia e la compagnia subirono una lunga serie di intimidazioni, minacce, fino ad arrivare al sequestro e allo stupro di Franca Rame da parte di alcuni membri neofascisti della destra eversiva.

Dario Fo regista di teatro e d’opera

Nel corso della sua corriera Dario Fo si è dedicato inoltre anche all’allestimento di importanti spettacoli teatrali e operistici, in parte presso alcuni prestigiosi teatri italiani, in parte all’estero. Presso il Teatro alla Scala di Milano è stato proposto l’allestimento di Histoire du soldat di Igor Stravinskij, per la direzione del famoso direttore d’orchestra Claudio Abbado.

Verso il 1980 vennero allestiti poi una serie di spettacoli all’estero, a Parigi, ad Amsterdam, dove vennero realizzate una serie di opere di Giochino Rossini, come Il barbiere di Sveglia o L’italiana in Algeri. Il teatro di Dario Fo è divenuto così famoso anche in Europa, grazie ai suoi allestimenti originali e di rottura. Tale “maestria” non poté però in quel frangente essere esportata anche oltreoceano. Nel 1980, infatti, a Dario Fo e Franca Rame venne rifiutato il permesso di entrare negli Stati Uniti, in quanto noti alle autorità quali “comunisti”. La coppia ricevette così la solidarietà da parte di altri personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui lo scrittore (ex-marito di Marylin Monroe) Arthur Miller, il regista teatrale Richard Foremane e Martin Scorsese.

Nel 1989 Dario Fo ritorna alla televisione partecipando allo sceneggiato televisivo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni diretto da Salvatore Nocita, in cui si recitava in inglese, opponendosi però a questa scelta della produzione con il personaggio che gli era stato assegnato, il grottesco avvocato Azzecca-garbugli.

Johan Padoan a la descoverta de le Americhe

Negli anni Novanta si apre una nuova stagione del suo teatro. Nel 1992 Dario Fo partecipa con un’opera del teatro di narrazione alle celebrazioni per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America. Scrive il Johan Padoan a la descoverta de le Americhe. Il protagonista dell’opera è un povero della provincia di Bergamo che per sfuggire all’Inquisizione fugge prima a Venezia, poi in Spagna e poi, casualmente, nel Nuovo Mondo. Anche questo personaggio parla uno strano dialetto semi-inventato dal sapore veneto-padano, il grammelot della tradizione di Mistero buffo e suo malgrado si trova invischiato in vicende più grandi di lui, che gli danno la possibilità di esprimere il proprio punto di vista sul mondo.

Dario Fo Premio Nobel per la Letteratura 1997

Gli anni Novanta nella vita di Dario Fo sono anche quelli dell’assegnazione di un inaspettato Premio Nobel. Assegnato nel 1997, creò grande scalpore in Italia. Una parte del mondo della cultura e della letturatura aveva immaginato infatti che il premio sarebbe stato assegnato al poeta contemporaneo Mario Luzi, all’epoca ancora vivente e morto poi nel 2005.

Nel 1998 viene anche trasmesso in tv lo spettacolo dedicato al caso Calabresi, il Marino libero! Marino è innocente! per la revisione del processo, allora ancora in atto agli imputati Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi.

Dal 2000 ai nostri giorni

La produzione degli ultimi anni, quella che va dal 2000 ad oggi vede infine impegnato Dario Fo su diversi fronti. Da una parte continua a mietere successi attraverso i suoi spettacoli satirici e farseschi, che si esprimo nelle due tipologie della commedia a più personaggi e del monologo in stile one – man show. A queste due tipologie viene però affiancato anche il modello dello spettacolo – lezione, che vede il trionfo del teatro di narrazione.

Nel frattempo in politica si era fatto strada Silvio Berlusconi, che diventerà presto uno dei soggetti preferiti della sua satira, soprattutto a partire dal suo secondo governo. Contemporaneamente la sua decennale attività di uomo di teatro viene riconosciuta e celebrata anche attraverso una serie di lauree honoris causache gli vengono conferite dall’Università di Wolverhampton (in Inghilterra), dalla Sorbona di Parigi e della Sapienza di Roma.

Nel corso degli ultimi anni la partecipazione alla vita politica da parte di Dario Fo diventa sempre più attiva. L’ultimo decennio lo vede infatti calcare spesso la scena politica, sia come protagonista che come sostenitore, secondo la sua abitudine di prendere nettamente una parte. Dopo la partecipazione alle elezioni primarie dell’Unione per la designazione del candidato sindaco di Milano, nelle quali è arrivato secondo, è stato eletto consigliere comunale all’interno di una piccola lista civica sempre per lo stesso comune – carica che in realtà non ha mai effettivamente ricoperto, dimettendosi prima dell’inizio del mandato. Durante le elezioni politiche italiane del 2013 ha manifestato il proprio appoggio alla lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, e dallo stesso è stato indicato come possibile successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica.

Assorbito dalla letteratura, negli ultimi anni, dopo morte della moglie nel 2013, ha continuato a portare avanti le sue inchieste, le sue cause sociali e si è dedicato alla scrittura di diversi romanzi, venendo a chiudere il cerchio del suo poliedrico attivismo culturale, che l’ha visto impegnato, nel corso della sua lunga vita come drammaturgo, attore, regista, autore, pittore, scenografo e attivista. Ma soprattutto guitto. Roba da meritare un secondo Premio Nobel, se non fosse, che l’ha già ricevuto.

“Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.”

(Motivazione del Premio Nobel per la letteratura 1997)

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