Blue Note Best Jazz Collection: la storia (del jazz) è tutta qui

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Nel 1939 Alfred Lion e Francis Wolff, due immigrati ebrei tedeschi, fondarono e diressero per molti anni la Blue Note Records una casa editrice discografica statunitense, specializzata in edizioni jazz. Per la Blue Note incisero quasi tutti i nomi più importanti della scena jazz e non solo, soprattutto nei decenni 1950 e 1960.

Alfred Lion, che proveniva dalla Germania, si era appassionato al jazz nei locali di Berlino. Così quando si trasferì a New York, nel 1939 registrò i pianisti Albert Ammons e Meade Lux Lewis in una sessione da un giorno in uno studio di registrazione affittato.
L’etichetta Blue Note era composta inizialmente da Lion e Max Margulis, un compositore che aveva contribuito a concepire il progetto. I primi dischi prodotti dalla Blue Note erano principalmente prodotti jazz che contenevano canzoni di Boogie-woogie, genere che spopolava nel periodo.

Il primo vero successo dell’etichetta fu una versione di “Summertime” eseguita dal sassofonista Sidney Bechet. Ai musicisti venivano dati degli alcolici come sostentamento, e registravano nelle prime ore del mattino, dopo aver finito le serate nei bar e nei club. L’etichetta divenne presto famosa per come trattava i musicisti, ai quali veniva permesso di essere coinvolti in tutti gli aspetti del disco, e per l’orario congeniale delle incisioni.
Francis Wolff, un fotografo professionista, emigrato negli Stati Uniti d’America alla fine del 1939, si unì presto a Lion, amico d’infanzia. Nel 1941, Lion venne arruolato nell’esercito per due anni. Milt Gabler, assieme a Wolff, permise la continuità della casa discografica e, nel 1943, l’etichetta riprese a incidere a pieno regime.
Verso la fine della guerra, il sassofonista Ike Quebec era uno dei tanti musicisti che lavorava per l’etichetta. Quebec agì come talent scout fino alla sua morte, nel 1963. Nonostante appartenesse alla precedente generazione, riuscì ad apprezzare il nuovo stile bebop del jazz, creato da Dizzy Gillespie e Charlie Parker.

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Nel 1947 il pianista Thelonious Monk registrò diversi dischi per l’etichetta, che lo vedevano per la prima volta in veste di leader e che segnarono l’esordio alla Blue Note del batterista Art Blakey. I dischi di Monk registrati tra il 1947 e il 1952 non vendettero bene, ma divennero, con il passare degli anni, tra i più importati dischi di bebop mai pubblicati. Altri musicisti di bebop che lavorarono alla Blue Note durante gli anni quaranta e cinquanta erano il trombettista Tadd Dameron, Fats Navarro, Howard McGhee, il sassofonista James Moody e il pianista Bud Powell. Le incisioni di Powell per l’etichetta, così come quelle dell’amico Monk, sono considerate i suoi migliori lavori. Anche J.J. Johnson e il trombettista Miles Davis incisero diversi sessioni per la Blue Note, tra il 1952 e il 1954, ma all’epoca i musicisti di bebop stavano già esplorando nuovi stili.
Il 1951 vide il primo vinile da 10″ distribuito dalla Blue Note, e l’etichetta stava già registrando con nuovi talenti, come Horace Silver (che avrebbe poi lavorato per la Blue Note per venticinque anni), i Jazz Messengers, Milt Jackson, Clifford Brown, Herbie Nichols e Rudy Van Gelder, che registrò gran parte della produzione della Blue Note dal 1953 fino alla fine degli anni ’60. Un’altra importante differenza tre la Blue Note e altre etichette indipendenti era che i musicisti venivano pagati per delle prove generali prima della registrazione del disco; questo contribuiva ad assicurare un miglior risultato finale. Bob Porter, il produttore della Prestige Records (l’unica rivale della Blue Note durante gli anni ’50 e ’60’), era solito dire:

La fine degli anni ’50 segnò il debutto nell’etichetta di Sonny Rollins, Hank Mobley, Lee Morgan, Sonny Clark, Kenny Dorham, Kenny Burrell, Jackie McLean, Donald Byrd, Lou Donaldson, John Coltrane e Cannonball Adderley (assieme a Miles Davis, in un insolito ruolo di supporto).
In quel periodo la Blue Note stava registrando diversi artisti che mescolavano i vari stili (Rollins, Adderley) e musicisti che avevano già collaborato con l’etichetta in passato, ma che si concentravano sulla qualità, impressionante per quei tempi, delle incisioni. Horace Silver e Art Blakey, nel frattempo, continuarono a produrre una serie di dischi apprezzati dal pubblico.

Agli inizi degli anni ’60 Dexter Gordon entrò a far parte della Blue Note. Gordon era un sassofonista, stilisticamente vicino al bebop, che aveva passato diversi anni in prigione a combattere contro la droga. Gordon, inoltre, collaborò all’album di debutto di Herbie Hancock – verso il 1965, tutti i membri più giovani del quintetto di Miles Davis (Hancock, Wayne Shorter, Ron Carter e Tony Williams) stavano registrando per l’etichetta come solisti, e Hancock in particolare, assieme a Shorter, produsse una serie di album dagli stili molto diversi tra loro che riscossero successo immediato. Carter, in realtà, non registrò altro materiale sotto il suo nome fino alla resurrezione dell’etichetta, nel 1980, ma suonò il contrabbasso nelle incisioni di molti altri artisti. Una delle caratteristiche della Blue Note era la presenza di un gruppo “familiare” di musicisti (Hubbard, Hancock, Carter, Grant Green, Joe Henderson, Kenny Dorham, Lee Morgan, Hank Mobley e molti altri) che partecipavano a vicenda, come artisti di supporto, all’album di ognuno di loro.

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In 1963 Lee Morgan registrò una canzone che divenne presto molto famosa, intitolata The Sidewinder. Lo stesso fece, l’anno successivo, Horace Silver con Song for My Father. Di conseguenza, i distributori indipendenti fecero pressioni su Lion per incidere successi, con il risultato che molti album distribuiti dalla Blue Note in quel periodo avevano melodie semplici, fatte per massicci passaggi nelle radio.

Nonostante molti artisti stessero registrando jazz commerciale per il pubblico, l’etichetta si preoccupò di individuare il nuovo movimento di avant-garde e quello del free jazz. Andrew Hill, un pianista, incise diversi album per la casa discografica, alcuni assieme al sassofonista Eric Dolphy. L’album di Dolphy, Out to Lunch (del quale Reid Miles creò la copertina), è il suo più famoso lavoro. Il pianista Cecil Taylor registrò per la Blue Note due album durante l’inizio della sua carriera; anche Sam Rivers, Bobby Hutcherson e Larry Young incisero diversi dischi che si discostavano dallo stile “hard bop” che veniva spesso associato all’etichetta.
Questi lavori di avant garde, però, non riscossero il successo sperato. Lion, comunque, restò dell’idea che lo sviluppo di nuovi stili e tecniche di jazz fosse un qualcosa di necessario e molto importante

La Blue Note fu acquistata dalla Liberty Records nel 1965 e Lion si ritirò nel 1967. A quel punto la maggior parte degli album veniva prodotta da Wolff o dal pianista Duke Pearson; Wolff morì nel 1971. Tranne alcuni album, il successo del jazz era sempre minore. Questa decadenza era data dal fatto che molti artisti che aveva lavorato ad album poco commerciali (Bobby Hutcherson, Lou Donaldson, Donald Byrd, Grant Green, Horace Silver) vennero incaricati di incidere dischi per il mercato popolare.

La United Artists Records acquisì la Liberty Records nel 1969, a sua volta, nel 1979, la EMI inglobò la United Artists Records, entrando in possesso dell’etichetta Blue Note fino al 1985, quando fu rilanciata come parte della EMI Manhattan Records.
Alcuni artisti, precedentemente associati alla Blue Note, come McCoy Tyner, incisero nuovi dischi, mentre giovani musicisti come Joe Lovano, John Scofield, Greg Osby e Jason Moran si costruirono una reputazione attraverso gli album pubblicati alla Blue Note.

L’etichetta ha ritrovato grande successo con la cantante Norah Jones, la quale ha fruttato alla casa discografica fama internazionale, e con album di vecchi artisti del jazz come Van Morrison, Al Green, Anita Baker o di giovani talenti, come Amos Lee, definito la “controparte maschile di Norah Jones”.

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La Blue Note ha successivamente cominciato a distribuire ristampe di incisioni di autori del passato. Bruce Lundvall ha supervisionato il progetto. Inizialmente pensati come set di CD, le serie di ristampe di vecchio materiale sono state rimasterizzate da Rudy Van Gelder.

Ora è possibile rivivere la sua storia grazie a Blue Note Best Jazz Collection, la collezione della De Agostini costituita da 70 volumi monografici (curati dal critico musicale Riccardo Bertoncelli) e 70 CD attraverso i quali è possibile ripercorrere la storia del jazz e dei suoi protagonisti, le esecuzioni, le performance e le sperimentazioni che hanno creato la leggenda di una delle più importanti etichette discografiche della storia della musica.

Gli artisti presenti spaziano da Miles Davis a Herbie Hancock, Sonny Rollins, Art Blakey, John Coltrane, Bud Powell, Lee Morgan, Horace Silver, Hank Mobley, Wayne Shorter, Thelonious Monk e tanti altri.

La collana Blue Note Best Jazz Collection oltre che in edicola è acquistabile tramite abbonamento sul sito deagostini.com/bluenote (abbonandosi si accede a un’offerta vantaggiosa che prevede lo sconto del 50% sul primo invio e i fascicoli 2 e 3 con i relativi componenti a 9.99€ anziché 19.98€ + 2 regali: la batteria portatile per ricaricare lo smartphone e la mug Blue Note).

Buzzoole

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