Bernardo Bertolucci festeggia 75 anni: vita del primo ambasciatore del cinema italiano nel mondo

Festeggia proprio in questi giorni (il 16 marzo) i suoi 75 anni Bernardo Bertolucci, uno dei più famosi e apprezzati registi italiani nel mondo, che, grazie ai suoi lavori, ha saputo conquistare la stima di Hollywood e di Cannes, proponendosi come legittimo continuatore del glorioso cinema italiano dopo la folgorante stagione del neorealismo. La vita del regista Premio Oscar raccontata attraverso i suoi più celebri film.

È uno dei registi italiani più noti e apprezzati a livello internazionale. Dagli anni Settanta ad oggi tutti conoscono il cinema di Bernardo Bertolucci. Non solo per le massime onorificenze hollywoodiane di cui venne insignito nel 1988 per L’ultimo imperatore – l’Oscar al miglior film e alla migliore regia – ma anche per gli altri titoli che campeggiano nella lista dei suoi lavori. Non un regista prolifico, ma un regista altamente significativo, che ha saputo ridare tempi e luoghi alla settima arte. E all’arte di fare il cinema. 
Proviene infatti da una famiglia di artisti. Il padre è il poeta del nostro Novecento Attilio, originario di Parma, dove i due figli trascorsero la giovinezza. La strada delle arti visive – e non quella della letteratura  – conquisterà presto entrambi: anche il fratello Giuseppe si dedicherà infatti alla scrittura e alla regia di testi teatrali e cinematografici. Nella stessa famiglia figura poi un produttore, il cugino Giovanni.

Bernardo Bertolucci, una vita di cinema d’autore

La sua carriera di cineasta, negli anni Cinquanta, iniziò prestissimo. A quindici anni – era nato a Parma nel 1941 – già aveva in mano una macchina da presa e riuscì a realizzare un paio di cortometraggi, che gli diedero la possibilità di essere annoverato tra i discepoli di Pasolini. Pasolini a quel tempo ancora non calcava esattamente l’Olimpo dei grandi registi italiani, ma lavorava assiduamente come sceneggiatore e aveva bisogno di un assistente per la realizzazione dei suoi film. Così, quando vide i due corti La teleferica e La morte del maiale trovò nel suo vicino di casa l’assistente ideale per Accattone, che stava realizzando nel 1961.

Bernardo Bertolucci vita
I primi lungometraggi di Bernardo Bertolucci

Non è dunque un caso che il soggetto e la sceneggiatura del suo primo lavoro ufficiale La commare secca sia un lavoro pasoliniano, realizzato su soggetto e sceneggiatura dello stesso Pier Paolo. La poetica di Pasolini, però, lo tiene legato a sé solo per breve tempo. Il giovane assistente cerca una strada di espressione più personale e da subito si concentra sulle persone, lo interessano le vicende degli individui, dei personaggi che vedono cambiare ineluttabilmente il mondo a cui appartengono, la loro prima esistenza: l’uomo solo davanti al precipizio del cambiamento.

La premessa è buona ma le sue prime opere autonome non riscuotono il successo di pubblico sperato. Nascono alcuni film come l’emblematico Prima della rivoluzione, un canto sofferto più che una pura celebrazione, alla città di Parma, la Parma amata / odiata in cui il giovane aveva dovuto fare i conti con la pur ingombrante eredità paterna, la grande Parma di Verdi, di Flaubert e di Stendhal, il cui grandioso splendore si infrange ora sulle misere e rassicuranti convenzioni della mentalità borghese. Come pure ideali e velleità del suo protagonista, che non riesce ad imporre alcuna forza al suo pensiero virile.

Bernardo Bertolucci Il conformista

Secondo alcuni critici tutto il cinema di Bernardo Bertolucci può essere letto in realtà come una lunga ricerca della figura paterna. Protagonisti dei suoi film sono spesso figure maschili descritte nel mezzo di uno scacco con la vita, contro il quale non possono o non vogliono esercitare una reazione. Anche il protagonista del film del 1964 è un giovane borghese riassorbito senza partecipazione o convinzione nelle logiche della società medio – alta di Parma. Sul set di questo film Bertolucci conosce l’attrice Adriana Asti, che interpreta la zia del protagonista, la quale diventerà la sua compagna per alcuni anni.

Ma il contributo di Bertolucci a quella Nouvelle Vague italiana che anticipa l’era della contestazione non si esaurisce con Prima della rivoluzione. Negli stessi anni, infatti, nascono anche Partner (1968), Il conformista (1970), su soggetto di Alberto Moravia, autore dell’omonimo romanzo, interpretato da Jean-Louis Tritignant e Stefania Sandrelli. In un film di questi anni La strategia del ragno (1970), tratto da un racconto di Borges, già compaiono i primi segni di una poetica che rimarrà tipica del suo modo di fare il cinema, che vede sempre di più maturare il suo rapporto con le arti visive, il suo stile narrativo. Qui, di sostegno al tema della memoria, le suggestioni figurative diventano più moderne: si sente l’eco di Hopper, di Magritte, di De Chirico, dei pittori padani naif.

Ultimo tango a Parigi, il film dello scandalo e del successo

Il film che più di tutti impose Bernardo Bertolucci all’attenzione dei critici, non solo in Italia ma anche a livello internazionale, fu però Ultimo tango a Parigi, che sugli schermi di casa nostra sembrò dare più fastidio di quanto non facesse altrove. Persino nella puritana America venne accettato senza troppi drammi. In Italia invece la pellicola del ’72, che per la prima volta metteva a nudo dei personaggi analizzandoli attraverso il loro incontro sessuale, venne tacciata di immoralità, anche se il rapporto fisico veniva trasfigurato in rottura delle convenzioni, unica possibilità di comunicazione valida al di la degli schemi sociali e quindi forma di maturazione ed evoluzione dei protagonisti.

Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi

Nonostante i pesanti visti della censura, il film in Italia e all’estero riscosse un grandissimo successo. Complici di quest’ultimo, un coraggioso Marlon Brando, una giovanissima Maria Schneider e la fotografia di Vittorio Storaro. Il suo regista, invece, si trovò invischiato in un doppio fenomeno a livello sociale e personale. Da una parte la sua notorietà cresceva, dall’altra si vide privato dei diritti civili per cinque anni a motivo di quella “offesa al pudore” che la pellicola aveva cagionato. La battaglia legale continuò fino in tempi piuttosto recenti, quando il film venne definitivamente scagionato e dissequestrato. Nel 1987, infattiil film, nella sua versione integrale, poté rientrare dall’estero in Italia, dove la maggior parte delle copie esistenti erano state censurate o mandate al macero.

La stagione dei capolavori di Bernardo Bertolucci

Il regista di Parma è ormai maturo per dare vita alle opere più apprezzate della sua produzione. Si apre così negli anni Settanta quella stagione prolifica che consacrerà definitivamente Bertolucci tra i registi di fama mondiale. Nel 1976 vede la luce il grande affresco – della straordinaria durata di oltre cinque ore – di Novecento, in cui è l’Italia padana e rurale a parlare del suo passato, dove nei cruenti anni della Grande Guerra, del fascismo e della lotta di Liberazione nazionale figurano attori di grande prestigio internazionale tra cui Gérard Depardieu e Robert De Niro, nel ruolo dei protagonisti, Burt Lancaster, nei panni del nonno di Alfredo, e Donald Sutherland. Le riprese di questo film, sul set del quale Bertolucci rincontrò spesso il suo mentore di giovinezza Pier Paolo Pasolini, che nelle vicinanze stava girando Salò o le 120 giornate di Sodoma, si prolungarono per più di due anni.

In seguito, passando per La luna (1981), Bertolucci realizza La tragedia di un uomo ridicolo (1981), con Ugo Tognazzi, per poi cambiare ancora una volta la complessità dei suoi lavori. Nel frattempo, sin dai tempi di La strategia del ragno aveva continuato a lavorare con Vincenzo Storaro, storico direttore della fotografia, con il quale stringerà un sodalizio prezioso anche per i suoi film successivi.

Gli anni delle produzioni internazionali

Le produzioni degli anni Ottanta si svolgono all’estero, dove nel 1987 gira il kolossal L’ultimo imperatore, con il quale, unico regista italiano dopo Frank Capra impressiona Hollywood, vincendo il premio per la migliore regia. Il film è un successo internazionale senza pari e viene premiato dai membri dell’Academy con ben nove Oscar, confermati da altrettanti David di Donatello in patria.

Nella storia delle produzioni cinematografiche può essere considerato in un certo senso anche un grande successo diplomatico. Bertolucci ha ricevuto infatti dal governo cinese il rarissimo permesso di girare entro le mura della Città Proibita, dove si svolge gran parte della vita di Pu Yi, alla cui biografia la pellicola è dedicata, divenendo di fatto il primo film occidentale in cui viene mostrata l’autentica ambientazione della corte imperiale cinese. A tutto vantaggio della gloriosa tradizione del genere storico in cinematografia, che, grazie a questo lavoro, riscopre nuova linfa vitale.

Bernardo Bertolucci - L'ultimo imperatore

Dopo il successo de L’ultimo imperatore, sarà la volta di altri due grandi e premiati lavori. Nascono infatti dal romanzo di Paul Bowles The Sheltering sky Il te nel deserto, del 1990, film tanto di paesaggio quando di un sé assoluto ambientato in Marocco e Piccolo Buddha, girato sempre in oriente nel 1993, questa volta in Nepal, con la partecipazione di Keanu Reeves. Anche se la Cina del suo precedente kolossal aveva trovato vita in parte anche nel felliniano Teatro 5 di Cinecittà.

La produzione di questi anni rappresenta il Bertolucci più maturo, che si dedica a ricostruire grandi affreschi storici, senza togliere profondità ai suoi personaggi. Il film sulla storia del piccolo Buddha, lunga riflessione esistenziale sull’impermanenza di tutte le cose, ebbe il raro privilegio di essere proiettato in prima mondiale, a Parigi, il 4 novembre 1993, alla presenza dello stesso Dalai Lama.

I film degli ultimi anni

Dopo la lunga parabola dei suoi capolavori e un periodo di silenzio creativo, il regista è tornato ai suoi primi temi, dirigendo altri grandi film, come Io ballo da sola del 1996, che ripropone lo schema del romanzo di formazione concentrandosi questa volta sulla figura di una ragazza straniera che approda in Italia, interpretata da Liv Tyler, per inoltrarsi nel mondo dell’età adulta e il profondamente nostalgico The Dreamers –  I sognatori (2003), le cui vicende si svolgono nella Parigi del ’68 segnata dalla contestazione studentesca del Maggio francese. La bellezza di questa pellicola è racchiusa non solo nella storia narrata ma anche nel suo essere la summa di un mondo artistico e intellettuale che appartiene al regista, il quale trova espressione in una fitta trama di richiami e citazioni dotte, che investono tutto il film, arricchendo, scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura, il montaggio, la scenografia, la fotografia di Fabio Cianchetti e la colonna sonora.

Bernardo Bertolucci The Dreamers

A quasi dieci anni di distanza dall’ultimo lavoro vede la luce infine nel 2012 Io e te, tratto dal romanzo omonimo di Niccolò Ammanniti – anche se con un finale leggermente diverso – volutamente e reazionariamente girato in pellicola 35mm, come tutto il cinema precedente, in barba alla nuova moda commerciale del digitale e della stereoscopia, il “volgare” 3D. Al centro della storia troviamo ancora una volta personaggi giovani o adolescenti alle prese con il complicato trapasso verso l’età adulta.

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