Anna Magnani vinceva il Premio Oscar per “La rosa tatuata” 60 anni fa: vita dell’attrice simbolo del cinema italiano

60 anni fa, il 21 marzo del 1956, vinceva il Premio Oscar come miglior attrice per il film di Daniel Mann “La rosa tatuata” Anna Magnani, la più grande attrice del cinema italiano. Fu la prima italiana ad essere premiata ad Hollywood per la categoria. Insieme a Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e Luchino Visconti era stata una delle anime del Neorealismo. Nella sua vita sarà conosciuta anche come straordinaria attrice di teatro, interpretando alcuni dei personaggi femminili più travagliati della drammaturgia.

Il nome di Anna Magnani è indissolubilmente legato a quello di Roma. Come Alberto Sordi, come Aldo Fabrizi, con il quale aveva recitato nel capolavoro di Roberto Rossellini Roma città aperta che la consacrò alla fama internazionale, lei è stata l’anima femminile della città eterna, almeno dal punto di vista cinematografico. 

Anna Magnani, vita dell’attrice icona del cinema italiano

Un’infanzia poco felice

A Roma, aveva trovato la sua casa. Eppure non proprio romane erano le sue radici. Era nata nella capitale il 7 marzo del 1908, sotto il segno dei Pesci. La sua infanzia era stata leggermente diversa da quella delle sue coetanee. Aveva dovuto fare a meno dell’affetto paterno e materno. Prima di venire al mondo era già stata abbandonata da suo padre, che non avrebbe mai conosciuto. Era nata infatti da una sarta di Ravenna, Marina Magnani, che le aveva dato il suo cognome. Poco dopo venne abbandonata anche dalla madre, che in seguito ad un ricco matrimonio si trasferì ad Alessandria d’Egitto, lasciando la bambina alle cure della nonna e di cinque zie.

Anna crebbe quindi in un ambiente quasi tutto femminile, ben diverso da quello di una famiglia “tradizionale”. Pur essendo priva della figura materna e paterna, la nonna Giovanna fece di tutto per fornirle una buona educazione. Imparò a suonare il pianoforte e proseguì gli studi fino alla seconda liceo. Poi verso i vent’anni arrivò la folgorazione della recitazione, in cui incanalò ogni sua precedente vocazione artistica.

Anna Magnani biografia vita

Dal teatro alla rivista

Dal 1927 inizia a frequentare la scuola di arte drammatica “Eleonora Duse” diretta da Silvio D’Amico – la futura Accademia Nazionale d’Arte Drammatica – e con Paolo Stoppa entra a far parte di diverse compagnie teatrali. Nel 1934 passa poi alla rivista, dove sembrano poter essere meglio messe a frutto le sue doti, in particolare quelle canore e, nello stesso anno, dietro consiglio del suo impresario teatrale, debutta nel mondo del cinema.

Il debutto al cinema e la stagione del Neorealismo

Dopo una piccola comparsa nel 1928, il primo film in cui Anna Magnani ha una parte è La cieca di Sorrento di Nunzio Malasomma e, avendo sposato nel 1935 il regista dei telefoni bianchi Goffredo Alessandrini, gira con lui la pellicola Cavalleria (1936), vicina all’ideologia di regime. Il loro, però, non fu mai un matrimonio felice. Una volta rinunciato all’amore, si dedica anima e corpo al lavoro. Fino agli anni ’40 Anna si divide così tra il cinema, in cui interpreta ruoli secondari, e l’avanspettacolo, in cui ha addirittura un maggiore successo, lavorando anche al fianco del grande Totò. Con il grande comico partenopeo si troverà in seguito a recitare diversi anni più tardi, in Risate di Gioia di Mario Monicelli.

Colui che la introdurrà nel mondo del cinema “vero e proprio”, quello drammatico, sarà Vittorio De Sica, che seppe intuire il suo grande talento. Le affida infatti il ruolo di Loletta in Teresa Venerdì (1941), nel quale vestiva i panni di un’artista di varietà, quale appunto lei era nella vita. La sua bravura viene notata anche dal regista che di lì a breve avrebbe inaugurato la straordinaria stagione del Neorealismo. Luchino Visconti vorrebbe infatti assegnarle il ruolo da protagonista in Ossessione, ma nel periodo delle riprese del film Anna si trova in stato interessante. Aveva infatti nel frattempo concepito un figlio, Michele, da un attore più giovane di lei di diversi anni, Massimo Serato, che decise di abbandonarla poco dopo. Ad Anna non restò altro da fare che portare a termine la gravidanza e dare al figlio il proprio cognome, come già aveva fatto sua madre con lei.

Se non le fu possibile sfruttare l’occasione del 1942, Anna si rifece di lì poco. Quando tornò sulle scene, nel 1945, vestì i panni della “Sora Pina” in Roma città aperta di Roberto Rossellini. Il film fu un successo internazionale: in Italia ottenne il Nastro d’Argento e la sua fama raggiunse finalmente le stelle.

La sua immagine, nell’intensa scena in cui segue la camionetta che porta via il suo uomo arrestato dai nazisti, poco prima di essere raggiunta da una raffica di mitra, è divenuta indimenticabile per chiunque.

 ” Ti ho sentito gridare Francesco dietro un camion e non ti ho più dimenticato”. Giuseppe Ungaretti

Sul set del film Rossellini e la Magnani instaurano una relazione: i due resteranno insieme fino al 1949, quando il regista condividerà la sua vita con quella di Ingrid Bergmanda poco conosciuta. Dopo il successo di L’onorevole Angelina (1947) di Luigi Zampa, che le fece vincere il suo secondo Nastro d’Argento, nel 1948 infatti i due gireranno insieme il loro ultimo film, L’amore. L’anno seguente li vedrà già divisi a farsi la guerra nelle isole Eolie in piena eruzione, con la troupe di Stromboli da un lato – in cui recitava la Bergman diretta da Rossellini – e quella di Vulcano dall’altra parte, in cui recitava la Magnani diretta da Dieterle.

Nel 1951 Anna Magnani ebbe però ancora una volta la possibilità di lavorare con Luchino Visconti, che la volle per Bellissima nel 1951, sceneggiato da Zavattini. La sua interpretazione in questo film, molto discusso dalla critica fino in tempi recenti, le valse il suo quarto Nastro d’Argento.

Luchino Visconti bellissima

Il suo quinto riconoscimento come miglior attrice arriverà in Italia per il film di Camerini in cui vestirà i panni di una suora (Suor Letizia – Il più grande amore, 1956).

La rosa tatuata: il premio Oscar come miglior attrice (1956)

Il successo nei film del Neorealismo italiano valse ad Anna una notorietà senza confini. Tanto da convincere il drammaturgo statunitense Tennessee Williams a scrivere un dramma appositamente per lei. Il lavoro era stato inizialmente destinato al teatro, ma poi si realizzò sul grande schermo, che avrebbe potuto meglio nascondere, meglio della “diretta” qualche insicurezza di pronuncia da parte dell’attrice italiana che non conosceva molto bene l’inglese. Nel 1955, quindi, lavora con il regista statunitense Daniel Mann nel lungometraggio La rosa tatuata, in cui recitava al fianco di Burt Lancaster, uno dei divi del cinema hollywoodiano di quegli anni.

La sua interpretazione di Serafina delle Rose le valse l’anno successivo, nel 1956, il Premio Oscar come miglior attrice protagonista. Era la prima volta che l’Academy conferiva la prestigiosa riconoscenza ad un’attrice italiana. La bellissima fotografia in bianco e nero di James Wong Howe – anche questa Premio Oscar – riuscirà ad esaltare tutta la carica drammatica del suo personaggio.

Sul palco della premiazione degli Oscar, però, oltre al presentatore della serata, il comico – mattatore Jerry Lewis e alla presentazione da parte di un giovanissimo Marlon Brando – con cui reciterà nel film del 1960 Pelle di serpente diretto da Sidney Lumet – vediamo a ritirare la preziosa statuetta l’attrice Marisa Pavan, che nella pellicola aveva vestito i panni di Rosa delle Rose, la giovane figlia di Serafina. La Magnani non poté ritirare infatti il premio perché impegnata in altri lavori.

Quel suo meritato applauso dal pubblico di Los Angeles riuscirà invece a ritirarlo l’anno successivo, nel 1957, quando sarà lei a premiare il vincitore del Premio Oscar al miglior attore protagonista, Yull Brynner, secondo una della più antiche tradizioni dell’Academy.

L’interpretazione de La rosa tatuata valsero ad Anna Magnani non solo l’Oscar, ma anche un Golden Globe e un premio BAFTA. Ormai la bravura dell’attrice ha conquistato totalmente Hollywood e i più popolari registi dell’epoca fanno a gara per averla nei loro film. E’ il caso di George Cukor che realizza con lei  Selvaggio è il vento (1958) per cui riceve un David di Donatello e la sua seconda nomination all’Oscar come miglior attrice. Nel corso di questo decennio, però, lavora poco in Italia. Fa eccezione il film Nella città l’inferno diretto da Renato Castellani del 1959, che la portò a vincere il suo secondo David di Donatello, anche se tra non pochi attriti di lavorazione. Alcuni di questi erano indirizzati contro Giulietta Masina, l’altra protagonista femminile del film, che divenne una sorta di sua “antagonista” sul set.

Anna Magnani e Pasolini

Il regista che “riscopre” Anna Magnani dopo il suo periodo hollywoodiano e prima di quello che la vede avvicinarsi al mondo della televisione è Pier Paolo Pasolini. Anche lui, come molti cineasti del suo tempo, era stato folgorato da Roma città aperta e fece di tutto per girare con l’attrice icona del Neorealismo.

“..ecco…. la Casilina,
su cui tristemente si aprono
le porte della città di Rossellini…
ecco l’epico paesaggio neorealista,
coi fili del telegrafo, i selciati, i pini,
i muretti scrostati, la mistica
folla perduta nel daffare quotidiano
le tetre forme della dominazione nazista…
Quasi emblema, ormai, l’urlo della Magnani,
sotto le ciocche disordinatamente assolute,
risuona nelle disperate panoramiche,
e nelle sue occhiate vive e mute
si addensa il senso della tragedia.
E’ lì che si dissolve e si mutila
il presente, e assorda il canto degli aedi.

Pier Paolo Pasolini, “La religione del mio tempo”

Il risultato di questa ossessione è Mamma Roma del 1962, uno dei suoi film più riusciti e apprezzati dalla critica, anche se tra regista e attrice non si instaurerà mai un feeling perfetto. Anzi. Sul set e del lavoro avranno visioni discordanti, sebbene l’esperimento quasi sociologico di far recitare ragazzi di borgata accanto ad una interprete del livello della Magnani riuscirà alla perfezione.

Anna Magnani biografia

Anche nel film di Pasolini la Magnani si trovò a vestire i panni di una prostituta, ruolo che nel corso della sua carriera gli era stato spesso affidato: la sua bravura le permetteva infatti di interpretare qualsiasi tipo di personaggio, qualsiasi tipo di conflitto interiore, grazie alla sua espressività profonda e sofferta e ad una gestualità eloquente e immediata, doti che verranno apprezzate anche dal teatro.

Dieci anni senza cinema

Dopo la collaborazione con Pasolini, il cinema italiano sembrò quasi arrivare a dimenticare Anna Magnani. La buona stella dell’attrice che aveva consegnato al mondo le più penetranti immagini del dopoguerra italiano, che era stata la prima del nostro cinema a vincere un Oscar come protagonista, che aveva collezionato 5 Nastri d’Argento e 2 David di Donatello per le sue interpretazioni, più altri riconoscimenti internazionali, invece che concludere la sua carriera in un meritato crescendo, sembrò spegnersi a poco a poco e scomparire dal grande schermo, tanto da rifugiarsi nel mondo della televisione.

Per il piccolo schermo lavora con Alfredo Giannetti, in particolare il Correva l’anno di grazia 1870 insieme a Marcello Mastroianni e Enrico Maria Salerno. Ma nel corso degli anni Sessanta, il vero impegno della Magnani fu il teatro. Interpretò prima “La Lupa” di Giovanni Verga, poi la “Medea” di Menotti.

L’ultimo film di Anna Magnani

L’ultimo film in cui Anna Magnani si trovò a comparire fu Roma, di Federico Fellini, del 1972, dieci anni dopo la collaborazione con Pasolini. Nella pellicola, una onirica celebrazione della città eterna attraverso i suoi miti e i suoi archetipi, compare anche, in una breve scena, Anna Magnani nei panni di se stessa. Si tratta dell’ultima scena girata dall’attrice simbolo del nostro cinema.

L’anno successivo, infatti, le viene diagnosticato un tumore al pancreas e muore poche settimane dopo a Roma il 26 settembre 1973. Le sue spoglie vengono tumulate nel piccolo cimitero di San Felice Circeo, in provincia di Latina, luogo in cui abitualmente trascorreva le vacanze.

“Confusi con la pioggia
sul selciato
sono caduti
gli occhi che vedevano
gli occhi di Nannarella
che seguivano
le camminate lente
sfiduciate
ogni passo perduto
della povera gente.
Tutti i selciati di Roma
hanno strillato.
Le pietre del mondo
li hanno uditi ”

Eduardo De Filippo

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