“Amici miei” compie 40 anni: 5 video per ricordarlo

Esattamente 40 anni fa, il 15 agosto del 1975, usciva “Amici miei“, il film di Mario Monicelli nato da una idea di Pietro Germi, l’amico regista che, stroncato da una pesante malattia, non fece in tempo a girarlo, venendo a mancare proprio il giorno stesso in cui iniziarono le riprese. 

Amici miei 1975

E’ stato forse a causa di questa triste coincidenza che nella pellicola, che pure chiude la brillante stagione della commedia all’italiana degli anni Sessanta e Settanta, aleggia come una sorta di malinconia sotterranea, un riso malinconico non del tutto celato sotto una indimenticabile carrellata di sequenze spassose e trovate brillanti, che, a livello mimico e verbale, si sono fortemente radicate nella memoria collettiva degli italiani nel corso del tempo.

Chi non ricorda, infatti, almeno una delle allegre “zingarate” che i cinque amici erano soliti perpetrare ai danni delle loro ignare e inconsapevoli vittime? E come si fa a dimenticare Ugo Tognazzi lanciato in una delle sue tirate verbali sulla celeberrima “supercazzola“?

Nonostante la giovane spensieratezza e il disimpegno morale che il film vorrebbe comunicare, un intimo senso di riflessione sulle infinite vicissitudini della vita e della morte trapela in questa commedia goliardica sull’amicizia, magistralmente reso, quasi subconscio lascito ai posteri, da due grandi maestri del cinema di quegli anni, Luigi Kuweiller e Carlo Rustichelli.

Al primo, che aveva a lungo collaborato, oltre che con Monicelli, anche con Elio Petri, si deve la fotografia tipicamente autunnale del film, mentre al secondo, che aveva già musicato alcuni dei più famosi lavori di Germi, la sua colonna sonora dai toni profondamente nostalgici.

Nonostante la particolare data scelta per il debutto, il film fu subito un autentico successo al botteghino. Un successo che vogliamo ricordare attraverso questi 5 video.

1. Il trailer

2. Le location del film tra ieri e oggi

Secondo il progetto originario di Pietro Germi, il film avrebbe dovuto essere ambientato e girato a Bologna, anche se l’ispirazione primaria della vicenda proveniva dalla Toscana. Quando la direzione della pellicola passò nelle mani di Mario Monicelli si decise invece di ambientare e girare il film nella città di Firenze, dove oggi si trovano la maggior parte delle location utilizzate per le riprese.

In questo video si possono infatti riconoscere le strade, le piazze, i vicoli e i bar che grazie a questo film sono entrati a far parte della storia del cinema italiano. Molti di questi luoghi non esistono più o hanno cambiato destinazione d’uso. Al posto del Bar Necchi, situato in via dei Renai a Firenze, ora c’è un altro locale, mentre il cinema Metropolitan in piazza Cesare Beccaria, poi per lungo tempo Astra 2, è stato definitivamente chiuso proprio nel 2015. Restano le piazze, da piazza Santa Croce, oggi sicuramente meno deserta, a piazza dei Peruzzi, a Piazzale Michelangelo. E poi la stazione di Santa Maria Novella.

3. La supercazzola

Quella della Supercazzola, probabilmente la gag più famosa dell’intero cinema italiano. La sua fama è di certo riuscita a valicare anche i confini nazionali, cosa piuttosto difficile per un giro di parole privo di alcun senso, costruito con il solo scopo di confondere le idee al proprio interlocutore e intraducibile in un’altra lingua.

Mario Monicelli ha ricordato in una intervista che anche questo famoso pezzo era in realtà ispirato ad una persona realmente esistita, in grado di eseguire la gag a perfezione, persino molto meglio di quanto non venne poi reso dagli sceneggiatori stessi.

4. La distruzione dei paesi

Una delle “zingarate” meglio riuscite del film. Questa, come le altre, si ispira a fatti, episodi e aneddoti realmente accaduti e stratificati nella memoria fiorentina degli anni precedenti alla produzione del film, che cade proprio a conclusione degli anni d’oro del boom economico.

5. Chi si prende Donatella deve prendersi tutto il blocco

La “bestia” del film era in realtà il più che mansueto Birillo, un mite cane di razza San Bernardo, che, nell’indimenticabile scena degli schiaffi alla stazione venne così colpito dalla sofferenza dei suoi amici umani da tentare di prestare un improvvisato soccorso, travolgendo però altri passanti.

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