Alfonso Gatto moriva 40 anni fa: vita di un petrarchista ermetico

Il giorno della Festa della Donna, l’8 marzo, è una data importante anche per la letteratura italiana. In seguito a un incidente d’auto avvenuto nei pressi di Torba di Capalbio, vicino Orbetello, nel pomeriggio di quella giornata del 1976 si spegneva improvvisamente Alfonso Gatto, scrittore, critico e poeta del nostro Novecento. 

La morte di Alfonso Gatto

Gatto stava infatti viaggiando da Grosseto a Roma, insieme all’amica traduttrice Paola Maria Minucci, quando la macchina uscì fuori strada. le sue condizioni apparvero da subito critiche. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Salerno, la città in cui era nato nel 1909. La sua scomparsa rappresentò una grave perdita per tutto il mondo intellettuale e artistico italiano. Nei suoi oltre 60 anni di vita, come si trovò a scrivere Eugenio Montale, a cui si deve il commiato funebre che ancora oggi si può leggere sull’epigrafe incisa sulla sua tomba, le sue poesie avevano offerto “un’unica testimonianza d’amore“.

Alfonso Gatto biografia

Alfonso Gatto: biografia di un petrarchista ermetico

Alfonso Gatto poeta dell’amore

Il tema dell’amore aveva sempre accompagnato la poesia di Gatto. Nei suoi versi ermetici aveva trovato spazio, anche se attraverso motivi, ispirazioni, toni e suggestioni differenti, una profonda partecipazione agli aspetti più dolci e cantabili della vita. La sua prima raccolta poetica risaliva al 1932, lo stesso anno in cui Ungaretti aveva pubblicato Sentimento del tempo. Il suo titolo, Isola, non lasciava trasparire molto del suo contenuto, ma la critica apprezzò subito la voce originale e assolutamente naturale di questo giovane poeta. Così, quando si trovò di fronte alla necessità di “inquadrare” il suo canto all’interno di una delle molte correnti che animavano allora il panorama della poesia italiana, optò senza dubbio per quel filone ermetico che proprio allora incantava con la sua criptica densità linguistica.

Il linguaggio di Gatto si distingueva per la sua grande musicalità, per il ricorso a forme vagamente classicheggianti che tuttavia non alteravano il fluire fonico della sua melodia interna, per il suo alto grado di rarefazione e allusività, adatto a descrivere una poesia in cui la memoria svolgeva una funzione centrale e si fondeva in un unico centro senza tempo con la vita stessa.

I primi anni di vita di Alfonso Gatto

Gatto aveva compiuto studi non proprio regolari. Dopo la frequentazione del liceo classico di Salerno, dove era nato il 17 luglio del 1909, alla luce di una vocazione letteraria che si era quasi da subito manifestata in modo preminente, aveva deciso di iscriversi all’Università di Napoli, ma a causa di alcuni problemi economici occorsi alla sua famiglia, non aveva potuto portare a termine gli studi.

Alfonso Gatto vita

La notorietà in campo letterario lo raggiunse quindi come un premio faticosamente conquistato sul campo, attraverso un lungo ed eterogeneo apprendistato, come il risultato di innumerevoli esperienze intellettuali e artistiche che andarono a stratificarsi piano piano nella sua vita. Lui, come Montale o Salvatore Quasimodo, non appartenne mai alla rosa dei “poeti laureati”, ma fondamentali per la sua opera furono gli incontri e le frequentazioni che ebbe soprattutto a partire dagli anni del suo trasferimento a Milano.

Alfonso Gatto a Milano

A scoprire la sua vocazione poetica era stato a quanto pare il critico Francesco Bruno. Negli anni milanesi divenne presto un costante frequentatore di quei caffè attraverso i quali filtrava la più vivace vita intellettuale della città, come le “Tre Marie” o il “Savini”, a seconda degli orari di apertura, assiduamente frequentati da personaggi come Cesare Zavattini, Leonardo Sinisgalli, Orazio Napoli e Domenico Cantatore, con i quali strinse presto amicizia.

A Milano Gatto viveva con la moglie, Agnese Jole Turco, che aveva sposato quando aveva 21 anni,  con la quale era fuggito nel capoluogo lombardo, e dalla quale ebbe due figlie. Per mantenere sé e la sua famiglia, fu costretto a praticare diversi lavori. Si impiegò infatti come istitutore di collegio, insegnante, correttore di bozze, giornalista e critico militante, partecipando attivamente alle pubblicazioni di alcune tra le più vivaci riviste letterarie italiane, tra cui Italia letterariaRivista Letteratura. A Milano e in Italia erano gli anni del fascismo. Dopo una prima parziale adesione e partecipazione ai Littoriali dell’arte, nel 1935, fu arrestato come antifascista e trascorse sei mesi in carcere a San Vittore.

Alfonso Gatto, il petrarchista ermetico

Uno dei momenti più alti della sua attività letteraria si svolse tra il 1938 e il 1939, quando insieme a Vasco Pratolini, fondò la rivista Campo di Marte, edita da Vallecchi, una rivista di critica letteraria che partendo dalla scrittura si proponeva di educare alla comprensione di tutte le forme artistiche e nasceva in seno all’ambiente ermetico fiorentino, a cui Gatto resterà sempre legato.

Dopo Isola, il poeta aveva dato alle stampe altre raccolte di poesie, come ad esempio Morto ai paesi, in cui i temi a lui cari del ricordo, del tempo, dello spazio e dell’assenza avevano trovato nuova espressione. In quegli anni nella produzione di Alfonso Gatto irruppe anche la guerra. Fu in particolare l’esperienza della Resistenza quella che segnò più da vicino la sua produzione poetica di influenza bellica, anche se il tema dell’amore e del ricordo non scomparvero mai dalle sue raccolte poetiche.

E fummo vivi, insorti con il taglio

ridente della bocca, pieni gli occhi

piena la mano nel suo pugno: il cuore

d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

(da 25 Aprile)

Gli anni della guerra e del dopoguerra videro anzi un’intensificazione della sua attività letteraria, perché già negli anni ’40 la sua produzione poetica, più volte riordinata e pubblicata in una serie di diverse raccolte (L’allodola 1943, La spiaggia dei poveri 1944, Amore della vita 1944, Il capo sulla neve 1947) lo aveva portato a conquistare una fama nazionale. Quale poeta di chiara e riconosciuta fama, sin dal 1941 gli era stato affidato un incarico di professore di Letteratura Italiana presso il Liceo artistico di Bologna. In questi anni continuerà ad esprimersi assiduamente attraverso periodici e riviste, tra i quali spiccano sicuramente i nomi di Primatodi Giuseppe Bottai, di Rinascita e de L’Unità

Il suo lavoro sulle ultime due riviste si legava anche intensamente alla sua attività politica. A partire dal 1944 si era iscritto infatti al PCI, il partito Comunista Italiano e da quel momento aveva assunto un ruolo di primo piano nella divulgazione della letteratura di ispirazione comunista. La collaborazione con il partito, tuttavia, non ebbe vita molto lunga. Alcuni anni dopo, infatti, se ne distaccò dando le sue dimissioni, venendo così ad essere etichettato come “comunista dissidente”.

La maturità poetica del poeta dell’amore

L’abbandono delle posizioni maggiormente militanti che avevano contraddistinto tutta la sua esistenza, lo portò ad una svolta anche in campo poetico. Le poesie della maturità di Alfonso Gatto sono quelle in cui la sua parola, sempre così spontanea e naturale, diventa maggiormente visionaria, assumendo anche i caratteri del surrealismo, pur senza perdere il suo tipico carattere ermetico.

Da sempre estimatore di alcuni poeti moderni europei come Rimbaud, con le Poesie d’amore e poi soprattutto con la raccolta La forza degli occhi (1950-1953) la sua parola raggiunge un livello di espressività e di innovazione che non aveva mai toccato in precedenza, che anche la critica apprezzerà come il più maturo prodotto della sua riflessione esistenziale.

Alfonso Gatto e l’amore per l’arte

Gli anni della maturità del poeta vennero colorati anche da un nuovo e intenso rapporto d’amore. Nel 1946 aveva infatti incontrato la pittrice triestina Graziana Pentich, che divenne la sua nuova compagna, dalla quale ebbe altri due figli. Questo legame contribuì a rafforzare la sua già prominente passione per l’arte, per la sua comprensione e la sua divulgazione.

In quel grande silenzio dove arriva

l’alba dai porti delle nebbie, ai vetri

d’una casa straniera, io parlerò

della vita perduta come un sogno

e tu m’ascolterai dentro al tuo freddo

chiudendo gli occhi a poco a poco, azzurra.

(da E tu m’ascolterai)

Sin dagli anni dell’assidua collaborazione con le principali riviste letterarie si era occupato infatti anche di architettura, che nei suoi articoli diventava spesso lo spunto per discussioni di cultura generale. Tanto più che nella sua vita gli era anche capitato di stringere amicizia con un altro intellettuale meridionale trapiantato al nord, il famoso critico d’arte Edoardo Persico, del  quale, alla sua morte, divenne erede spirituale. Insieme ad un altro amico si impegnò infatti a sostenere la tesi dell’identificazione tra la moderna architettura organica di Frank Lloyd Wright e la corrente dell’impressionismo.

Alfonso Gatto pittore

Oltre a lavorare come critico, l’amore per l’arte portò Alfonso Gatto non solo ad occuparsi di editoria, pubblicando i cataloghi delle opere di diversi autori del Novecento, ma anche a coltivare per molti anni anche una propria produzione artistica fatta di disegni e acquerelli, che negli ultimi anni della sua vita trovarono sistemazione all’interno delle sue opere poetiche, o meglio, convissero con loro di pari passo. Una delle ultime raccolte di versi a vedere la luce fu infatti Rime di viaggio per la terra dipinta (1968-1969), insieme di poesie accompagnate da altrettanti disegni in cui la parola poetica prendeva vita in una serie di acquerelli.

Negli anni Novanta la compagna Graziana Pentich raccolse le sue creazioni in una raccolta intitolata I colori di una storia, che comprendeva i disegni e gli autoritratti del poeta insieme alle opere di pittura della compagna e ai disegni del figlio Leone.

Alfonso Gatto attore

Al talento versatile e multiforme di Alfonso Gatto, non mancò neanche l’esperienza di attore nel mondo del cinema. Il suo incontro con la settima arte avvenne ai tempi delle difficili produzioni del dopoguerra italiano. Il primo film in cui recitò fu la pellicola neorealista di Aldo VerganoIl sole sorge ancora (1946), tra i cui interpreti compaiono anche i nomi di Carlo Lizzani – che aveva partecipato alla stesura del soggetto – e Gillo Pontecorvo.

In seguito comparve, sempre in piccole parti, anche in due film di Pier Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo (1964) e Teorema (1968), dove vestiva rispettivamente i panni dell’apostolo Andrea e di un medico. Più tardi lavorò anche con Francesco Rosi (Cadaveri eccellenti, 1976) e Mario Monicelli (Caro Michele, 1976), chiudendo “a colori” una stagione di recitazione che era iniziata, quasi timidamente, in bianco e nero.

La vita di Alfonso Gatto è stata dunque una vita a a colori. E nell’anniversario di quel tragico incidente ci piace ricordarlo con i versi che lui stesso aveva dedicato a suo padre.

Com’è bella la notte e com’è buona

ad amarci così con l’aria in piena

fin dentro al sonno. Tu vedevi il mondo

nel plenilunio sporgente a quel cielo,

gli uomini incamminati verso l’alba.

(da A mio padre)

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