Album amicorum: un Facebook di oltre 400 anni fa

Social network come Facebook e Linkedln possono essere considerati dei potentissimi strumenti di comunicazione che hanno contribuito ad  avvicinare le persone. Che si tratti di prestazioni sociali o professionali, i social media ha rivoluzionato le nostre vite. Ma secondo alcuni recenti studi l’idea di “scrivere” o “descrivere” le relazioni sociali intrecciate con le persone conosciute nel corso della propria vita non è affatto nuova. Ha visto la sua luce in Europa nel pieno Rinascimento. 

Secondo la ricercatrice Sophie Reinders, le connessioni personali possono aver avuto inizio intorno al 1560 in Europa grazie anche alla circolazione di un particolare genere di libri chiamati in latino alba amicorum, o, al singolare, album amicorum, cioè “libro degli amici”, una sorta di Facebook di 400 anni fa.

In quegli anni gli studenti universitari provenienti dai Paesi Bassi, dalla Germania e dalla Francia avrebbero compiuto grandi giri presso le sedi accademiche di tutta Europa grazie ad una fitta ‘rete’ di contatti che si era venuta a creare tra loro. Gli uomini di studio avrebbero infatti portato sempre con loro dei piccoli libri firmati dalle persone influenti incontrate nel corse dei viaggi precedenti, come filosofi, artisti, studiosi e scienziati.

Erano i famosi alba amicorum, in cui i loro nuovi contatti avrebbero potuto scrivere un breve riassunto dei loro incontri e parole di stima e approvazione.

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I diari delle relazioni sociali del XVI secolo

Secondo Sophie, gli alba amicorum sono stati utilizzati per anni per stabilire e consolidare le relazioni personali e professionali dai giovani del Nord Europa appartenenti alla nobiltà del tempo, a partire dal 1560 circa. Sono stati utilizzati però anche per altri tipi di scopi, meno professionali e più informali, come per condividere canzoni preferite, appunti, consigli, opinioni e fornire commenti sulle opinioni altrui. Tutto questo oggi suona molto familiare.

Ecco come in genere potevano svolgersi gli eventi. Nel XVI secolo, i giovani nobili olandesi, tedeschi e francesi avevano l’abitudine di compiere una sorta di tour europeo, al fine di educare se stessi in merito al mondo e alle culture più vicine e visitare le città più influenti, come anche le università e gli educatori di quel tempo.

Per registrare le reti professionali costruite nel corso di questi tour, i ragazzi avrebbero portato sempre con sé un libro, in cui studiosi come filosofi, scienziati, artisti e altri studenti avrebbero potuto scrivere una breve frase, pagina o pensiero, generalmente ricordando il loro incontro piacevole e la reciproca fede nei giovani incontrati nel mondo del lavoro.

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Un libro pieno di queste tracce sociali aveva il compito di sottolineare la posizione sociale dei ragazzi e aumentare le loro possibilità nel mondo del lavoro – una pratica molto simile a quella che viene realizzata online, virtualmente sulla rete di LinkedIn oggi.

Gli alba amicorum avevano spesso un aspetto molto attraente, dal momento che anche artisti famosi erano invitati a dipingere scene o stemmi della famiglia dei proprietari o immagini sontuose che simboleggiavano formule di bene augurio e che avevano per i giovani una valenza positiva nelle avventure che avevano intrapreso.

Gli alba amicorum e la vita segreta delle donne

Purtroppo, le ragazze raramente hanno avuto accesso alle mani di famosi artisti. Ma questo non significa che le loro versioni dei libri di amicizia non fossero altrettanto interessanti.

Le ragazze infatti non avevano come i coetanei maschi la libertà di viaggiare per il mondo – ma anche loro avevano la loro parte di relazioni sociali. Le giovani donne venivano inviate presso conventi o corti in qualità di dame in attesa di svolgere il loro “tirocinio” come giovani donne di alto rango sociale. E questo non impedì loro di portare con sé dei libri per scopi simili o di dare vita alle proprie pagine all’interno di un album amicorum.

Secondo Sophie Reinders, anzi, gli alba amicorum delle ragazze erano molto più simile all’attuale Facebook rispetto a LinkedIn – dal momento che sono stati utilizzati per stabilire e consolidare amicizie, scambiare pettegolezzi, e, tra le altre cose, sono pieni di scherzi, o di consigli personalizzati, come anche commenti personali e un sacco di suggerimenti relativi a romanzi segreti.

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Alba amicorum e social network a confronto

In quale modo possiamo paragonare le pagine degli alba amicorum al moderno Facebook? Si tratta di un tipo di cultura sociale che non viaggiava sulla rete ma era naturalmente scritta. Invece di condividere immagini o video, l’abitudine più diffusa dai proprietari di questi libri e dai loro amici era quella di disegnare. Invece di condividere un articolo d’opinione o di giornale – ci vorranno almeno un altro paio di secoli prima della diffusione della stampa tra le masse – , più di frequente erano soliti condividere un consiglio o un brano biblico, tratto dalle Sacre Scritture, e invece di condividere la loro canzone preferita o una playlist Spotify, erano soliti trascrivere il testo della loro canzone preferita.

L’album amicorum era un oggetto personale e dunque personalizzabile. Si poteva anche annotare sulle loro pagine qualche poesia personale, mettere in mostra parole in lingua e lasciare spazio agli artisti locali. E a volte gli aggiornamenti delle relazioni venivano fatti con la pubblicazione congiunta degli alba amicorum di una coppia di giovani dopo il matrimonio!

C’erano persino voci che rispecchiano “le pagine degli eventi” di Facebook, dove gli ospiti e gli amici avrebbero potutto scrivere i loro ricordi personali. Più persone scrivevano sul tuo libro, meglio si poteva mostrare al resto del mondo che eri un giovane signore o una giovane signora sociale e popolare. E, analizzando e studiando questi libri, Sophie Reinders sta ora tentando di ricostruire il network, le amicizie, le conoscenze e gli scambi culturali di più di 400 anni fa.

Alba amicorum, i libri degli amici del XVI secolo

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Nelle foto seguenti l’impressionante album amicorum di Michael van der Meer (1590-1653)

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Album Amicorum di Petronella Moens

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Uno dei pochi alba amicorum lussuosamente decorati di una donna – quello di Juliana de Roussel

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